(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 17/27 ottobre 2019)

Antivigilia di Natale del 1999 in un piccolo villaggio delle Ardenne Belghe, un bambino scompare nella foresta. L’inchiesta arranca ed i sospetti dilaniano la piccola comunità. Eventi inattesi e devastanti, prima nell’immediato e, poi 15 anni dopo, modificano ed avvelenano vite intere.

 

Suspense, segreti, rancori, ambientazione plumbea, una foresta incombente, silenzi pesanti, una piccola comunità ripiegata su se stessa, una piatta quotidianità di provincia ed i giochi del Destino ci portano fin da subito in un’atmosfera degna del miglior Simenon o in un classico ritratto dei peccati occulti di provincia degno del miglior Chabrol. Boukhrief sceneggiatore, attore e regista francese attivo da oltre venti anni è un regista colto che trova spesso ispirazione per i suoi film nel cinema popolare francese degli anni ‘50 e ’60. Molto legato ai drammi psicologici ed al genere noir, ai suoi codici, alle sue situazioni tipiche, ne ha rinnovato però gli schemi ed i valori. Questa volta l’autore, prendendo spunto dall’omonimo romanzo poliziesco di P. Lemaitre edito nel 2016 realizza un film efficace ed incisivo che gioca, non tanto sul mistero o sull’intrigo della scomparsa del ragazzino, ma piuttosto sulle atmosfere di cui abbiamo accennato, sugli sconvolgimenti sul piccolo mondo del villaggio e soprattutto su alcuni interrogativi di fondo.

Il regista prende infatti lo spettatore e lo porta ad interrogarsi sulle vere frontiere fra il bene ed il male, la verità e la menzogna, l’innocenza e la colpevolezza. L’innocenza forse non esiste affatto, tante verità si intrecciano e nascondono dietro la scomparsa, silenzi e verità taciute, segreti con cui si è vissuto, si vive e si vivrà. Si può quindi vivere o sopravvivere con un peso sulla coscienza? In una parola, un microcosmo quello preso in esame dal regista in cui si condensano i misteri, i drammi dell’animo umano: sentimenti, onestà, ipocrisia, falsità, punti di vista individuali, ma, soprattutto la molteplicità delle verità di ognuno, e infine … su tutto e tutti … il Destino.

Sull’insieme di queste domande il regista costruisce una suspense ed una tensione progressiva moltiplicando gli echi della vera domanda principale: come sopravvivere con il peso della colpa o di un segreto.

Il risultato è alla fine un buon “poliziesco/noir” nell’alveo della grande tradizione del genere, con una messa in scena efficacissima ed un supporto di attori tutti impeccabili e convincenti nelle loro caratterizzazioni, fra tutti emerge Sandrine Bonnaire in un ruolo assai complesso. Si può criticare forse una mancanza di energia ed un ritmo troppo lento, ma sono mancanze che si perdonano facilmente e forse una certa lentezza è anche voluta e ricercata.

Trois jours et une vie è dunque un buon dramma psicologico intenso ed intimo, un film semplice di buona fattura ed efficace, un film di atmosfere che, di sicuro, non esce dall’ordinario, un film senza effetti speciali, ritmi incalzanti né virtuosità stilistiche, che, ciò non di meno, è ben diretto e si vede volentieri e si fa apprezzare nella piena tradizione dei noir francesi.

data di pubblicazione:21/10/2019








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