Narratore umoristico e periferico per scelta l’autore è l’epitome di Centocelle, dei suo miti e dei suoi riti avendone convissuto le sorti per più di mezzo secolo. Sardonico commentatore della porta accanto a dieci anni dall’ultima pubblicazione, invade il nostro immaginario con dodici pezzi facili corrispondenti ad altrettanti mesi dell’anno. Una sorta di Zibaldone politicamente scorretto in cui l’autore rivela il magma etologicamente confuso (ma funzionale) delle proprie passioni: la Roma, il calciotto, il Brasile, la carbonara, il quartiere. Il mondo della Roma di un tempo, di barriera, di pancia e di testa, condivisa con una narrazione che assimila il pubblico al privato. Le scorribande personali (dall’infanzia ai giorni nostri) frammiste ai grandi eventi con data della storia mondiale. Pesce fa capire le proprie predilezioni anche politiche proponendo un mondo in via di sparizione ma ben vivo nell’immaginario di un’intera generazione. I mesi si fanno materia docile svelati nella loro personalità più recondita. Perché l’autore anche quando si atteggia a duro rivela una sensibilità tenera e antenne dritte sulla realtà e sui suoi limiti. Sono pezzi che funzionano anche letti perché l’attore tiene banco con la stand up comedy, con uno sguardo disincantato sulla virtualità ormai merce di tutti giorni e dunque rivela la perfetta identità di un altro secolo. Il suo partner ideale (qui anche prefatore) è Stefano Vigilante con cui ha stretto sodalizio da una decina d’anni. In coppia battono il territorio in quella piccola città che è Centocelle per il pubblico ideale dei centri sociali, delle grandi aggregazioni solidali. Sarà anche questo un universo destinato a sparire? Intanto il Pesce tiene botta candidamente. Convince e fa ridere, si affaccia in qualche teatro importante, rinnega il periodo dark. Insomma, scherzando si prende profondamente sul serio. E ci commuove lungo le 170 pagine di un libro che tiene botta fino in fondo con bella omogeneità di stile.

data di pubblicazione:11/06/2019

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