Checco è un piccolo imprenditore di Spinazzola nelle Puglie che progetta in modo truffaldino affari inevitabilmente votati al fallimento. Nei guai con l’Agenzia delle Entrate e costretto a fuggire in Kenia, si ricicla come cameriere, si fa un amico, s’innamora di una bella locale. Scoppia, però, una guerra e, costretto a fuggire, si ritrova a compiere un viaggio non diverso da quello di migliaia di migranti per raggiungere porti europei più o meno ospitali….

Derubricato a fenomeno di costume, previa esclusione da consessi civili o almeno alle “ classiche quattro chiacchiere tra amici”, oggetto di studio per psicologi, politici diversamente schierati, tuttologi vari, Checco Zalone è tornato a colpire, registrando, as usual, il tutto esaurito con il suo Tolo Tolo. Per quanto in premessa, la risposta del pubblico è stata immediata almeno nelle prime due settimane di programmazione, registrando gli attesi record di affluenza. Al cinema si andava perchè c’era il nuovo film di Checco, poi, gradualmente, è scattata l’incognita del passa parola e chi non si era precipitato “per dovere” ha cominciato a farsi un’opinione… i giornali di destra, forti di opinioni “autorevoli”(Gasparri, La Russa) hanno bocciato il film, a loro dire insulso e mai divertente, quelli, diciamo di sinistra, leggendolo in chiave pro-immigrati lo hanno accolto decisamente meglio. Entrambe le sponde hanno evidentemente frainteso. Tolo Tolo non è un film comico tout court, come non lo era Quo Vado?, ma è sul piano del puro spettacolo cinematografico che onestamente segna un passo in dietro rispetto al precedente successo di Zalone. E non perchè non sia lodevole il tentativo di Luca Medici, assistito (fin troppo?) da Paolo Virzì in qualità di co-sceneggiatore, di realizzare una pellicola ricca di riferimenti all’attualità e al sociale, quindi solidale con la gente dei barconi, quanto, piuttosto perchè quando c’è troppo si rischia di generare confusione o, a tratti, anche noia. Se nei precedenti tre film, Zalone si limitava a sfoggiare le sue indiscutibili doti comiche, ben diretto da Gennaro Nunziante in pellicole ben scritte e chiaramente pensate per un divertimento intelligente, ma mai sofisticato, qui, Medici/Zalone ha voluto essere tutto: autore, regista, musicista, cantante, attore e, non essendo Chaplin, come è facile evincere, ha esagerato! Il film, sia chiaro, non è brutto, Checco ha alcune battute e gags molto divertenti, ha scene credibili, non lesina mezzi (non a caso è costato alla produzione 23 milioni di euro), ha alcuni momenti di eccellenza (la auto-parodia di Nicki Vendola, come lo straordinario episodio della cicogna strabica, a mezza strada tra il musical e il cartoon ), ma il tutto appare un po’ slegato, discontinuo, disomogeneo, vanificando il corpus e le nobili intenzioni dell’autore.

La sensazione ultima è che Luca Medici e con lui il produttore Valsecchi abbiano voluto rinnegare in parte i precedenti lavori, rilanciando un personaggio sempre “alla Checco” ma, più impegnato, meno frivolo, col risultato meritevole di non piacere al più becero qualunquismo italico ma, al contempo, non riuscire a concepire un film in grado di coniugare appieno impegno e divertimento. In conclusione Zalone, promosso come attore e musicista, rimandato come regista!

data di pubblicazione:20/01/2020


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