THE SQUARE di Ruben Östlund, 2017

La commedia drammatica The Square di Ruben Östlund, premiata con la Palma d’Oro all’ultima edizione del Festival di Cannes e selezionata per rappresentare la Svezia agli Oscar 2018, è un film di nicchia forse destinato ad essere compreso fino in fondo solo da un pubblico di addetti ai lavori, che di fondo vive all’insegna del surrealismo e del paradosso.

The Square racconta le disavventure, lo stress e le cose più strambe che il protagonista, Christian vive nel suo ruolo di curatore di un prestigioso Museo di Arte moderna e contemporanea di Stoccolma. In concomitanza con la preparazione del lancio promozionale e dell’allestimento della mostra dedicata all’artista dell’opera “the square” – da cui appunto trae origine il titolo del film – Christian inizia a incappare in una serie di episodi al limite dell’assurdo e, talvolta, del grottesco che piano piano getteranno nel caos la sua patinata e lineare vita impostata. L’opera “the square” allestita all’ingresso del museo contiene il seguente messaggio: tutti coloro che in un certo momento della giornata si trovino all’interno del quadrato 4 metri per 4 (the square) delineato da una luce luminosa avranno gli stessi diritti e doveri, in un regime di pari opportunità e piena eguaglianza. Attraverso il personaggio di Christian, dunque, e gli aneddoti e le stramberie del “dietro le quinte” del Museo di arte contemporanea – dove tutto e tutti sembrano parlare di cose vuote, effimere come l’istallazione di montagnette di sassolini di ghiaia con la scritta al neon you have nothing -  il regista lancia sicuramente una denuncia sociale: il divario sempre maggiore fra la società borghese, da una parte, che vive concentrata sul culto dell’apparenza e che si pone in completa diffidenza e distacco nei confronti del ceto sociale medio e di chi vive nelle periferie di Stoccolma, dall’altro. Altro tema centrale quello dei mendicanti che sono tra i topos del film (forse un fenomeno divenuto dilagante negli ultimi tempi anche nelle capitali del nord Europa) nonché quello dell’insuperabile difficoltà dell’uomo di riconoscere un proprio errore e chiedere scusa al prossimo.

The Square è un film che nel suo caos e nelle sue digressioni iperboliche ha molti contenuti che vanno, forse, oltre quel che emerge al primo impatto. Tuttavia, nonostante la bravura del protagonista e l’immagine affascinante e cosmopolita della “vita del museo”, l’opera appare inevitabilmente pesante e avrebbe potuto essere più incisiva e accattivante se tante scene e dialoghi inconsistenti e infinitamente lunghi e privi di senso fossero stati drasticamente ridotti o tagliati.

Rimango in ogni caso perplessa e, mi si conceda l’osservazione polemica ma ironica, faccio fatica a comprendere come sia possibile che gli svedesi abbiano potuto vincere la Palma d’oro a Cannes con The Square ed andare ai prossimi Campionati mondiali di calcio al posto dell’Italia!

data di pubblicazione:20/11/2017


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3 Responses

  1. Paranoid scrive:

    Ottimo e convincente articolo. Però mi incuriosisce il non sense. Andrei a vederlo comunque. L’irrazionale non va capito ma percepito. Ci penserà l’inconscio al resto …

  2. luigi scrive:

    Sono parzialmente d’accordo con la recensione, trovo la pellicola singolare, emblematica del momento che vive la Svezia con le sue contraddizioni, ipocrisie, frustrazioni. Tutte espresse, sia pure con un registro volutamente grottesco, nelle vicende del protagonista.

  3. nicoline scrive:

    Il film di Ostlund è una denuncia corrosiva dell’individualismo, del cinismo, dell’ipocrisia di quelle élites che sostengono le cause umanitarie, l’arte, l’uguaglianza e l’altruismo, incuranti ed anche infastiditi però dalla realtà sociale che incontrano appena fuori dai loro ambienti. Concordo con la recensione , le buone intenzioni del regista si perdono sotto il cumulo di “accuse” e di scene. Un film imperfetto, troppo lungo e dispersivo con conseguenti ritmi e registri altalenanti che sconcertano lo spettatore.. Un film che seduce a tratti ma molto spesso irrita.

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