Avevamo lasciato Lenny Belardo, Pio XIII, papa dal tormentato rapporto con la fede, in coma a Venezia. The New Pope riprende la narrazione e ne rappresenta la continuazione diretta fino alla conclusione dopo nove episodi in cui si succedono eventi tra il reale e l’inverosimile…

In tempi di Corona Virus può essere una buona idea starsene a casa e godersi una delle più stimolanti serie TV mai prodotte. Creata e diretta, alla sua maniera da Paolo Sorrentino (per alcuni autore di capolavori, per altri di meri esercizi di stile …) per Sky Atlantic, HBO e Canal plus è il sequel di, The Young Pope e racconta la storia di un nuovo Papa, individuato dal “più longevo Segretario di Stato del Vaticano”, il cardinale Voiello (ancora una volta magistralmente interpretato da uno strepitoso Silvio Orlando). In realtà, le prime immagini ripartono dal letto di ospedale con Pio XIII in coma e continuano con il breve pontificato di un Papa, modesto, inizialmente “manovrato” dalle potenti gerarchie vaticane che misteriosamente scompare quando comincia a mostrare segni di troppa autonomia di pensiero… A quel punto, l’astuto Voiello riesce a far eleggere Sir John Brannox, aristocratico inglese, considerato un moderato, che prende il nome di Giovanni Paolo III. Inutile negare che l’affascinante personaggio calza a pennello per uno straordinario interprete come John Malkovich. Trattandosi di nove puntate e di tanti eventi che si susseguono fra colpi di genio, tradimenti, vendette, virtù e miserie non è sulla storia che mi soffermo ulteriormente.

Come in ogni lavoro di Sorrentino, chiaramente un regista che divide la critica e il pubblico , il segno distintivo oltre il plot narrativo è la puntigliosa tessitura delle immagini : ogni dettaglio, in apparenza superfluo, che assume un suo rilievo e una sua pregnanza artistica di grande pregio. Certo, le storie e i personaggi , dai protagonisti ai comprimari, sono tutte intriganti, ma ,ripeto, sono le immagini a lasciare il segno: una Venezia fotografata come solo Visconti aveva osato anni prima, mai turistica, struggente, evanescente, monumentale! La cappella Sistina, San Pietro, il Vaticano con i suoi giardini, la Pietà del Michelangelo, le abitazioni lussuose dei cardinali, le scene oniriche del Lido o delle sagrestie con suore che ballano a ritmo rock, tutto è perfettamente miscelato a fornire un affresco unico, a rendere una visione indimenticabile, a prescindere dalle implicazioni mistiche o dissacranti di cui gli scaltri sceneggiatori hanno disseminato il complesso canovaccio. Degli attori, i principali (cui va aggiunto ovviamente un Jude Law, ironico e sornione quanto lacerato e misterioso), ho accennato , ma anche i personaggi di secondo piano sono bravi tutti a pari merito; segnalo, a caso ma non per caso , la deliziosa Cecile de France , la tormentata e sexy Ludivine Sagnier, come pure, Massimo Ghini e Javier Camarà che non sono da meno nei rispettivi torbidi ruoli. Naturalmente trattandosi di un’opera di “relativa” fantasia, direi “relativamente” distopica, non sta a me entrare in polemiche su quanto ci sia di anticlericale, quanto di spirituale, quanto di critica e/o riferimenti all’attualità, quello che è corretto rilevare è ciò che rimane negli occhi, dopo nove magistrali lezioni di cinema: una storia complessa e variegata, attori verosimili, musiche e coreografie coerenti, scene mozzafiato per uno spettacolo bello, visionario e poetico al tempo stesso.

data di pubblicazione:09/03/2020

 

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