(76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Inghilterra xv Secolo. In una libera revisione degli Shakespeariani Enrico IV ed Enrico V, ritroviamo il giovane futuro re (Timothée Chalamet) costretto a succedere, suo malgrado, al trono d’Inghilterra. Nonostante il suo desiderio di pacificare il Regno, sarà poi costretto dalle ragioni di Stato, dagli intrighi di corte e dalle logiche di potere a proseguire le guerre volute dal padre…

 

Fuori concorso è stato presentato l’ultimo lavoro di D. Michod, giovane regista e sceneggiatore australiano il cui primo lungometraggio Animal Kingdom era stato accolto con successo alla Festa del Cinema di Roma nel 2010. Il film di oggi è prodotto da Netflix e, come sappiamo, Venezia pur fra vivaci polemiche e proteste continua ad ammettere in concorso o ad ospitare dei prodotti destinati alla sola fruizione televisiva, a differenza di quanto, a nostro parere più correttamente, fanno invece Cannes ed altri Festival che li hanno banditi.

Il regista di nuovo in collaborazione con Joel Edgerton che nel film interpreta anche il ruolo di Falstaff, ha coscritto la sceneggiatura cercando coraggiosamente di restituirci, senza timori di confronti con i precedenti Enrico V di L. Olivier o di K. Branagh, la figura di un giovane sovrano ribelle e di cercare nel contempo di renderlo quasi un eroe dei nostri tempi, attualizzandone emozioni, reazioni e valori. L’occasione consente all’autore di cimentarsi con Shakespeare “si parva licet comparare” per sottolineare senza retorica l’attualità delle vicende di un giovane uomo costretto a cimentarsi con il Potere, la Guerra, gli Intrighi, l’Arroganza, la Paura e con essi tutto il microcosmo di dubbi e di sentimenti, tanto eterni quanto anche attuali e pressanti oggi giorno.

Dunque: un po’ di Shakespeare, un po’ di Storia, un po’ di invenzione ed un po’ di attualizzazione ed ecco che ben miscelati fra loro si ottiene come risultato un film apprezzabile, coinvolgente ed a tratti anche avvincente, ovviamente commercialmente valido perché pensato intelligentemente con un occhio ben puntato anche sul botteghino.

La regia di Michod procede senza guizzi particolari con uno stile molto classico ed il ritmo narrativo, pur se fluido, procede con un taglio forse un po’ televisivo senza particolari variazioni se non nel finale quando le vicende stesse impongono un’accelerazione di tempi e drammaticità.

Al centro della vicenda e si può pure dire che regge il confronto con gli illustri precedenti, è l’ormai lanciatissimo ed anche bravo Chalamet, idolo qui a Venezia di folle di giovani fans in delirio, e, con lui ed attorno a lui un bel gruppo di ottimi attori tutti perfetti nei loro vari secondi ruoli, nel finale appare nei panni della promessa sposa Caterina di Valois anche la giovanissima figlia di J Deep, la bella Lily Rose Deep interprete di sicura ascesa e compagna nella vita reale di Chalamet.

Per chi lo potrà vedere al cinema, The King è pur sempre uno spettacolo godibile, un’apprezzabile allegoria del Potere e di ciò che si cela dietro ad esso, girato con dovizia di mezzi ed interpretato e diretto con professionalità con l’unico scopo di divertire e fare spettacolo e non certamente arte.

data di pubblicazione:04/09/2019








Share This