(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Imprevedibili ed eccentrici come sempre, i fratelli Coen lasciano il loro segno in questa terza giornata della 75. Mostra del Cinema di Venezia con il loro ultimo film The Ballad of Buster Scruggs, che lascia il pubblico letteralmente spiazzato contro le aspettative che si erano inevitabilmente formate in base alle notizie già diffuse dalla stampa. Un omaggio divertente, se non addirittura irreverente, ad un genere oramai poco praticato e che nel nostro paese ebbe risonanza attraverso i così detti spaghetti-western negli anni sessanta e settanta, con la partecipazione di attori allora sconosciuti che divennero poi star internazionali.

 

Il film, presentato in concorso, è una raccolta antologica di sei storie western che i fratelli Coen hanno elaborato in 25 anni, rifacendosi in parte a quelle analoghe sperimentazioni italiane del passato in cui venivano raggruppati, in un unico film: diversi episodi tutti legati tra di loro da un medesimo genere narrativo. Ecco che i vari racconti, tutti rigorosamente con la stessa matrice, ci riportano nelle sconfinate regioni di frontiera del far west dove si aggiravano solitari pistoleri a cavallo, che non esitavano a far fuori chiunque osi anche solo contraddirli o intralciare i propri passi. Abilmente i Coen entrano in questo mondo preconfezionato e ne ribaltano e disperdono le regole, rendendo i propri personaggi figure al limite del reale e tirando fuori dagli stessi quegli elementi eterni e assoluti al fine di coglierne la struttura fondamentale del loro essere. Sfogliando le pagine di un libro si procede via via alla narrazione e i vari soggetti prendono forma accompagnati da una ballata musicale che li contraddistingue, tra le distese infinite dei canyon americani che li accolgono e li plasmano a seconda della situazioni.

Il film, a detta dei registi, non vuole essere quindi solo un western ma va oltre, seppure ne utilizza il linguaggio espressivo tipico: qui si basa la loro sperimentazione, arrivando a confezionare un’opera finale molto divertente ma che lascia ampio spazio a momenti di seria riflessione. Cast come sempre di eccezionale bravura dove spiccano l’attore Tim Blake Nelson, protagonista del primo episodio e James Franco, che caratterizza forse l’unico capitolo del libro che più ricorda gli spaghetti-western italiani. Perfetta la sceneggiatura a cura dei Coen, che trova ampio appoggio in una fotografia al tempo stesso intensa ed impalpabile curata da Bruno Delbonnel.

Pur avendo già girato Il Grinta nel 2010, remake di un western del 1969 con John Wayne, questa seconda volta Joel e Ethan Coen cercano un concreto pretesto per interrogarsi sul significato dell’esistenza umana e su ciò che determina le scelte che si compiono, anche quelle tragicamente sbagliate. Film assolutamente da non perdere che ha tutti i presupposti per ottenere il successo internazionale che merita. Pubblico entusiasta.

data di pubblicazione:01/09/2018








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