Anche il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, a seguito dell’annullamento delle attività e degli spettacoli programmati nei suoi teatri, ha deciso di aderire alla campagna #iorestoacasa e al programma #laculturaincasa di Roma Capitale, andando in scena sul web attraverso una programmazione sui i canali social (Facebook, Instagram e YuoTube) del Teatro di Roma con possibilità di poterne fruire anche successivamente alla diretta.

 

Una programmazione certamente interessante e alternativa, in un periodo speriamo più breve possibile di pausa e riflessione, attraverso una nuova modalità di fruizione dell’arte e della cultura che apre i confini a una nuova socialità e a nuovi spettatori.

Noi di accreditati seguiremo e racconteremo quanto proposto.

In questa settimana mentre martedì 24 marzo alle ore 16 nel dibattito Un giardino lungo un secolo, correlato allo spettacolo Il Giardino dei ciliegi, andato in scena al Teatro Argentina fino al 4 marzo scorso il regista Alessandro Serra e il russista Fausto Malcovati hanno dialogato attorno a uno dei capolavori del teatro mondiale, mercoledì 25, venerdì 27, domenica 29 marzo sempre alle ore 21 è stato cadenzato l’appuntamento con le Fiabe della buonanotte a cura di Teatro delle Apparizioni, un ciclo performativo di favole serali, attraverso un gioco di ombre ed il suono di un carillon ideato e curato da Fabrizio Pallara.

Giovedì 26 marzo alle ore 12.00 abbiamo assistito alla lettura di alcuni appunti tratti da Non svegliate lo spettatore spettacolo in corso preparazione su Ennio Flaiano con Lino Guanciale, attraverso una serie di note e spunti tratti dallo spettacolo sui testi di Flaiano, che avrebbe dovuto debuttare a inizio aprile a Chieti e che è al momento è rimandato. Lo sguardo acuto e disincantato di Flaiano è al centro di questo interessantissimo lavoro che mescola alcuni dei testi più conosciuti (da Tempo di Uccidere a Un marziano a Roma) con il Flaiano più privato. Pochi minuti intensissimi, una riflessione attualissima sull’essere e sul sentirsi italiano attraverso il pensiero di uno dei maggiori uomini di cultura del Secondo dopoguerra: scrittore (Premio Strega nel 1947 con Tempo di Uccidere) e sceneggiatore di numerose pellicole dirette da Federico Fellini (I Vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, 8 ½ ), da Alessandro Blasetti (Peccato che sia una canaglia) da Steno-Monicelli (Guardie e Ladri) e di altri capolavori della cinematografia italiana. Un toccante excursus di parole e sensazioni magistralmente narrato da Lino Guanciale, fatto di senso etico ed estetico, sociale e culturale, per uno sguardo attualissimo sul presente.

Sempre giovedì 26 marzo ma alle ore 16 ne La Cornice un’altra interessantissima lettura dal Decameron di Boccaccio a cura dell’attrice Monica Demnaru che ci riporta alle pagine simboliche della peste che colpì Firenze nel 1348, metafora della nostra emergenza. Anche in questo caso il confronto con il reale e l’attuale è sconcertante.

L’arrivo improvviso della peste e lo sconvolgimento di vita e abitudini di tutti con il racconto della quarantena di dieci giovani che si rifugiano in una villa fuori Firenze e decidono di narrare a turno ogni giorno una novella, una storia.

Ecco l’efficacia delle parole della stessa Demnaru. “Alla parola che narra, alla disciplina del raccontare novelle, i giovani affidano la necessità di sublimare e conoscere le passioni, «esercitare la pietà e sollevare gli animi nel piacere dell’arguzia e della bellezza. Credo che a queste pagine possiamo ritornare nello scoprire che la nostra società che nel suo massimo sviluppo storico respinge la cultura come inutile, la invoca per arginare ora l’angoscia profonda nell’isolamento, nella paura e nella mancanza di senso”.

data di pubblicazione:28/03/2020

Share This