(Teatro Brancaccio – Roma, 15/19 gennaio 2020)

Giorgio Gallione racconta il gioco del calcio e le implicazioni che può avere con il mondo della politica. La dittatura di Jorge Rafael Videla in Argentina e la finale dei mondiali di calcio del 1978 a Buenos Aires. Il coinvolgente ritmo del tango a fare da colonna sonora al massacro dei desaparecidos. Calcio come magia e favola, ma anche strumento per guadagnare il favore del popolo.

 

 

Non sembra far riferimento in maniera esplicita a nessuno dei fatti che animano la scena politica attuale, sia nazionale che internazionale, eppure Tango del calcio di rigore evoca nelle immagini scenari possibili non così distanti, nella sostanza, dagli effetti che l’agitazione populista potrebbe risvegliare nella nostra epoca. Ma vaticinare o fare confronti con il nostro oggi non è lo scopo di questo spettacolo. Il testo è un reportage piuttosto dettagliato, a tratti mitizzato, di una fase storica abbastanza recente e difficile che vede protagonista la dittatura militare che investì l’America Latina, in particolare l’Argentina, negli anni Settanta del secolo scorso e la relazione di questa con il gioco del calcio, occasione di svago per il popolo ma anche campo di battaglia e affermazione di potere. È necessario allora che il linguaggio usato dall’autore debba mantenersi a metà tra quello giornalistico e la telecronaca calcistica, scelta che però rimane poco teatrale a nostro avviso. Al personaggio di Neri Marcorè è affidata la parte narrativa: l’uomo adulto che vediamo era poco più che un bambino quando l’Argentina vinse il titolo mondiale. La voce baritonale che racconta i fatti e il tono malinconico, che usa anche nel canto, ci danno la misura del dramma. Invece, Ugo Dighero fa le parti di commedia. È il leggendario Cassidy, l’arbitro chiamato ad arbitrare una grottesca partita tra tedeschi nazisti e indiani mapuches con una pistola in mano per gestire gli umori del campo; è il gaucho messicano che canta tra cactus animati; è ancora il portiere Gato Diaz nella storia del rigore più lungo del mondo, nella disputa tra l’imbattuto Deportivo Belgrano e l’Estrella Polar al club di Cipolletti. E così via a ricoprire ruoli che danno movimento a uno spettacolo altrimenti rallentato nel linguaggio d’inchiesta. Brava anche Rosanna Naddeo, qui a ricoprire i ruoli femminili: commovente e tragica la sua interpretazione del brano Gracias a la vida, in ricordo delle madri di Plaza de Mayo a cui il regime dittatoriale ha rapito, torturato e ucciso i propri figli. Tre grandi interpreti, aiutati sul palco dai giovani attori Fabrizio Costella e Alessandro Pizzuto, che affrontano uno spettacolo per nulla facile, ricco di racconti e di eventi che ogni tanto è bene ricordare. Un grande affresco che regala tante e contrastanti emozioni a chi vi assiste.

data di pubblicazione:20/01/2020


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