Dopo essere stato presentato in concorso nell’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, finalmente è stato distribuito nelle sale l’attesissimo lavoro di Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo film di Dario Argento: più che un remake, Suspiria, a detta dello stesso regista, è un doveroso omaggio a un autore che lo aveva letteralmente impressionato quando, appena adolescente, aveva avuto l’opportunità di vedere al cinema quello che sarebbe divenuto a breve un cult a livello internazionale. Una sfida non facile: trarre ispirazione da un soggetto così conosciuto dai cinefili di tutto il mondo è già di per sé un rischio, soprattutto per il genere horror.

 

Il film di Guadagnino segue le orme indelebili tracciate da Dario Argento in una rivisitazione dove, al di là delle linee fondamentali del plot originario, il regista inserisce del suo dandone una personale lettura in chiave più metafisica, in cui sono coinvolte donne e solo donne, che coesistono nella prestigiosa scuola di danza Markos Tanz ubicata nella Berlino ancora divisa dal muro. Il film è ambientato nel 1977, proprio nell’anno in cui Argento presentò il suo film, in una Germania scossa dai violenti attacchi terroristici della Raf, gruppo terroristico di matrice marxista-leninista chiamata anche banda Baader-Meinhof dal nome dei suoi fondatori, che il regista ha voluto porre come sfondo all’azione misteriosa che si svolge all’interno dell’Accademia. Fondamentale la figura della coreografa Madame Blanc, una magnetica ed eterea Tilda Swinton alla sua ennesima collaborazione con il regista, in una evocazione della grande Pina Bausch, la cui scuola ha decisamente rivoluzionato il concetto di danza contemporanea, ed intorno alla quale gravita l’apprensione emotiva che accompagna l’intero film. Il tema centrale è quello della stregoneria e della magia nera che ci riporta ad alcune riflessioni sul concetto dell’illusione e dell’ultraterreno, con uno sguardo particolare alla funzione delle donne, tema che sin dai primi fotogrammi è sintetizzato in una frase contenuta in un quadro “Una madre è una donna che può sostituire tutti ma non può essere sostituita”, e che si riallaccia al concetto di Mother nella trilogia di Argento.

Un mix quindi tra horror e stregoneria con uno sguardo anche alla psicoanalisi dal momento che tra i personaggi spicca la figura del dottor Klemperer interpretato da Lutz Ebersdorf, storico psicoanalista degli anni sessanta attivo anche nel teatro sperimentale di quegli anni.

Comunque il film rimane sicuramente una concreta testimonianza dell’universo femminile e dei suoi misteri, tema che come dichiarato dallo stesso regista in conferenza stampa a Venezia, trova ispirazione nella cinematografia del grande regista e drammaturgo Rainer Werner Fassbinder, uno dei maggiori esponenti del cinema tedesco moderno.

Suspiria si può considerare un esperimento realmente riuscito solo se non lo si vede come un fedele remake del capolavoro di Dario Argento: Guadagnino ha voluto seguire un suo stile personale cercando di affrontare per la prima volta il genere horror, con un taglio diverso e scevro da qualsiasi condizionamento. Nonostante l’eccessiva durata, il film non annoia grazie anche alla ricercatezza della fotografia e degli effetti speciali che lasciano lo spettatore con il fiato sospeso, coinvolgendolo in terrificanti tensioni emozionali. Bravissime le giovani interpreti, tra cui va menzionata Dakota Johnson nella parte della protagonista Susie Bannion, attrice oramai di fama internazionale dopo che nel 2015 ha vestito i panni di Anastasia Steele in Cinquanta sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson.

data di pubblicazione:03/01/2019


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