(Teatro di Carbognano, 13 gennaio 2019; Teatro Sette – Roma, 15 gennaio/10 febbraio 2019)

La saga della Stremate colpisce ancora. Una nemesi che si ripercuote sui loro destini trent’anni dopo. Un piccolo giallo di famiglia.

 

Prima nazionale in Tuscia, verso dell’approdo nel piccolo feudo teatrale capitolino di Michele La Ginestra nell’occasione co-regista dell’operazione. Questa volta la saga delle Stremate arriva alla tapa conclusiva. Perché il trio è confinato in una casa di riposo da cui sembra destinato a non uscirne più. I nodi delle puntate precedenti si sciolgono in un giallo di famiglia forse un po’ macchinoso per chi non è al corrente degli sviluppi delle precedenti puntate. Ma più del risultato finale contano le tappe intermedie di una scoppiettante machina di comicità. Un teatro leggero che assolve però piacevolmente e senza volgarità il proprio compito: l’intrattenimento. La maggiore età porta a vuoti di memoria, a fenomeni di sordità. I difetti abbondano nelle simpatiche vecchiette con ampie storie alle spalle. Pastiche per sole donne che godono di una formidabile sinergia interpretativa in una macchina oleata a dovere. L’interazione dei dialoghi è praticamente perfetta e qualche movimento di scena, relativa alla scarsa mobilità del trio anziano, vivacizza l’andamento.  In provincia lo spettacolo funziona a dovere con la collaborazione di un pubblico che quasi anticipa le battute e i tic delle invecchiate ragazze in scena. Il dispiacere è per il capolinea della vicenda ma non si può escludere un ultimo guizzo di classe considerando le capacità di recupero affabulativo del collettivo muliebre. Sinceri applausi a scena aperta con Federica Cifola che piazza le battute più mordaci. Come anticipato meno ci interessa lo scioglimento che appare piano e un po’ frettoloso in capo a ottanta minuti di felice esibizione. Non era sicuramente il giallo e la ricerca del colpevole il focus dell’operazione teatrale.

data di pubblicazione:14/01/2019


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