Chi conosce la Nothomb sa che la 54enne scrittrice belga fin dai suoi primi esordi nel 1992 con Igiene dell’assassino e poi con i vari romanzi che si sono via via succeduti al ritmo di uno l’anno, non è certo un’autrice che si possa dire che possieda il dono della giusta misura. Così come la si può adorare e detestare, così lei ama provocare con l’originalità dissacrante del suo stile e dei temi al cui centro c’è autobiograficamente lei stessa o il corpo fisico con i suoi bisogni o limiti. Ecco quindi, fra i tanti: Stupore e tremori nel 1999, Metafisica dei tubi nel 2000 e Biografia della fame nel 2005. La scrittrice riesce sempre nelle sue provocazioni e la sua megalomania aveva bisogno di un protagonista all’altezza della sua stessa megalomania, e quindi, cosa di meglio stavolta che lasciare i campi autobiografici e mettersi nei panni di Gesù Cristo dando parola in prima persona ai suoi pensieri e scrivere così una versione tutta personale di un Vangelo, il “Vangelo secondo Amelie Nothomb”.

L’autrice in SETE da voce infatti al corpo di Gesù qualche ora prima della sua passione e crocefissione, non come figlio di Dio ma soprattutto come essere umano. Quali sono i suoi pensieri? Quelli degli Evangeli o piuttosto quelli di un uomo? Pensieri umani e terreni sul senso di una scelta, sulla paura e sulla sete, il bisogno di acqua di un corpo per sentirsi ancora vivo. Un monologo provocante e provocatorio, dissacrante e dissacratorio, un libro molto controverso che è la rappresentazione del paradosso Nothomb. La scrittrice, come al solito, sa ben scegliere un tema originale e sorprendente, controlla con la sua solita maestria lo stile, scrive bene e la lettura è fluida; che sappia scrivere bene e sappia provocare è innegabile, ma non basta! Affrontare un tema come quello della crocefissione dal punto di vista del corpo è una buona idea, è innegabile, ma non basta! L’intero breve libro manca purtroppo di profondità, le riflessioni sono troppo superficiali, quasi banali e non arrivano di certo a toccare né il cuore né lo spirito. SETE non è né buono né cattivo, non aggiunge nulla di nuovo ai lettori, credenti o non credenti che siano, è intelligentemente provocatorio ma nulla di più, manca proprio la sostanza, la effettiva consistenza dei contenuti. Davanti a tanta ambizione il risultato è assolutamente del tutto trascurabile.

Questa volta il giochino non è riuscito. Forse un libro scritto velocemente, che va letto velocemente e … ancor più velocemente va dimenticato.

data di pubblicazione:18/03/2020

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