Autore maledetto = libro maledetto? Il maestro letterario del politicamente scorretto, atteso puntualmente al varco dalla critica, permea una storia discontinua con l’assunzione del captorix, un medicinale che sembra far cambiare direzione alla vita, riuscendo a tenere sotto controllo la depressione. La vicenda di un funzionario del Ministero dell’Agricoltura sembra il parto della biografia del contestatissimo autore francese. Non si risparmiano rapporti sessualmente scabrosi, incroci pedofili, robusti dosi di cinismo sparse sul sale e il pepe della vita. Il libro si apprezza abbandonandosi al flusso della prosa, senza troppo disquisire sulla credibilità del contesto della provincia francese. Le donne del romanzo forse sono troppe come gli eccessi. L’autore sembra indulgere nel mini-racconto che però non sfocia in una narrazione coerente. Il libro sembra nascere dal rispetto di un’esigenza contrattuale vista la meritata fama di altre opere. Eppure nella nota di copertina viene definito il capolavoro: serrato lirico, a tratti umoristico, crudele, chirurgico, profetico. Davvero troppo ricco soprattutto di pagine e di devianze, di piccoli trucchi del mestiere letterario. Su tutto si stampa un’aria di malinconia e di distacco dalla vita, di uno snobistico vivere di rendita. Che sembra farlo apposta ad auto-appiccicarsi l’etichetta di antipatico. A volte funziona, a volte no perché il ricadere nella parte precostituita appare a volte stucchevole. La vita mediata da un medicinale sembra un pretesto un po’ datato anche se una generazione di americani ha fatto i conti con un prozac che ha modificato profondamente la percezione e lo stile di vita. Sullo sfondo una società liquida, eppure vitale, che l’autore sembra a tratti amare, a tratti detestare. Il mondo che gira attorno a una compressa è la metafora dell’effimero e del transeunte. Per rendere sopportabile un’esistenza che non lo è. Fino all’ultimo capolinea, inevitabilmente la morte.

data di pubblicazione:05/03/2019

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