(Teatro SanGenesio – Roma, 27 novembre/8 dicembre 2019)

Uno scoppiettante classico evergreen regala lampi di comicità, a tratti demenziale. Il pastiche funziona anche grazie all’ottima sinergia interpretativa degli attori, la Compagnia Teatrale Sogni di Scena.

Non una scelta facile quella della family comedy. Sui generis una famiglia molto allargata. Ospiti indesiderati di una festa che si apre con un misterioso tentativo di suicidio. La comicità sta anche nell’attendere invano la comparizione dell’autore dell’insano atto. Tutti si affastellano attorno a lui, apparentemente per cercare di coprirlo ma, massimamente, per difendere la propria reputazione. Così tra la ruspante oca, la cuoca esagerata, si delineano manie e tic dei protagonisti che in una serata senza servitù devono cavarsela da soli fino alla fine dell’epilogo quando compare la polizia. E la versione di quello scelto per depistare più che convincente è ammaliante e scioglie anche la tensione di un investigatore mostrato come integerrimo. Si ride e si sorride in campo a due ore e due tempi di farsa disimpegnata che ha come primo obiettivo un’esplosione di comicità. Sono battute che arrivano presto alla pancia, qualcuna richiede una riflessione più attenta, certo non rivolta a quegli spettatori che nelle prime file confermano la propria dipendenza da uno smartphone acceso, nell’imperturbabilità sorridente del cast. Il testo di Simon invecchia lentamente ed è apprezzabile il tentativo di ribadirne l’originalità senza sconfinamenti forzosi nell’attualità da parte della regista. Lo spazio scenico viene sfruttato fino in fondo e l’elemento delle scale è la pietra d’inciampo di parte della comicità Non si bada a spese anche per i costumi di scena Trattasi di una serata di galla e le mise notturne delle attrici ribadiscono un’atmosfera, ben in coerenza con il plot farsesco. L’ennesima bella prova di un affiatato consesso di attori.

data di pubblicazione:06/12/2019

[sc.voto3t]
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