(Roma, Arena Nuovo Sacher – 6/23 luglio 2015)

L’amore non perdona di Stefano Consiglio è il terzo film visto per la rassegna Bimbi Belli. Una storia d’amore raccontata con i toni del melò, ispirandosi al Fassbinder di  La paura mangia l’anima  ma anche a  Secondo amore di Douglas Sirk, come affermato dallo stesso regista, che non nasconde la scelta citazionistica del film, con sequenze e/o dialoghi riconosciuti anche dagli spettatori più smaliziati e fatti puntualmente notare durante il dibattito (Tempi moderni, una battuta di un film di Godard “Sono stato con lei perché amo te”, noi ci abbiamo visto anche un Kieslowski di Film Blu). Citazioni che sono valse al regista la fulminante battuta di Moretti sulla appartenenza dello stesso Consiglio al gruppo storico della rassegna Ladri di cinema, che nel 1982 allietò l’estate romana a firma Nicolini. Incalzante, sul prolisso racconto del regista, un Moretti in splendida forma, che alla citazione  del nome del direttore della fotografia, Francesco Di Giacomo, esclama: “ Era mio chierichetto ne  La messa è finita!”.  Ma oltre le citazioni, il film, che racconta la storia d’amore tra una donna sessantenne e un uomo trentenne,  si  innesta nel proseguimento  di un discorso  che il regista  aveva già  intrapreso  con il suo precedente documentario  L’amore e basta, un film sulle coppie omosessuali in giro per l’Italia e l’Europa. Proprio le suggestioni ricevute dai dibattiti con gli spettatori in merito alla riflessione su quelli che possono essere   gli   ostacoli   alle   relazioni   di   coppia   hanno   portato   il   regista   ad   elaborare   il   progetto   di   questo lungometraggio che vuole raccontare una storia d’amore contrastata e impossibile. La storia è contrastata e difficile per vari motivi: la differenza d’età soprattutto, ma anche di religione (lei cattolica, lui musulmano), di nazionalità (lei italiana anche se francofona, lui marocchino). E a contrastarla sono i colleghi, i familiari (la figlia di lei, tutta la famiglia di lui), il mondo benpensante. Il volto della sessantenne è della splendida Ariane Ascaride, forse nota al pubblico italiano per averla vista qualche anno fa nel film Le nevi del Kilimangiaro di Guediguian, che è anche suo marito. Le scene che illustrano il cambiamento, lo sconvolgimento che l’innamoramento porta nella vita di chi lo vive passano attraverso il correre e baciarsi per strada, nel ballare a casa accendendo la radio, nell’inseguire l’amata sull’autobus con delle rose in mano. Ma di fronte a queste scene il pubblico dell’arena ha reagito con qualche sonora risata a momenti che volevano essere teneri. Complice un imbarazzo per la differenza d’età, a parti invertite, tra innamorato e innamorata? A prescindere da ciò, il film ha lasciato un sapore di incompiutezza in bocca, quasi una frenata sull’acceleratore dell’introspezione dei personaggi e del loro percorso, un senso di superficialità in alcuni momenti, fino a quello che abbiamo ritenuto essere un gesto incoerente della protagonista, rispetto alla storia e al suo evolversi, nella fase finale del film. Cornice del tutto, la città di Bari e le musiche di Nicola Piovani. A lunedì  con il racconto della prossima proiezione di Bimbi Belli.

data di pubblicazione 10/07/2015

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