(Teatro Argentina – Roma,18 dicembre 2018/6 gennaio 2019)

Pasquale Lojacono, uomo di mezza età e senza un lavoro, si è appena trasferito con la giovane moglie Maria in un grande appartamento in uno stabile seicentesco. Il nuovo inquilino vorrebbe avviare una pensione per ristabilire la propria economia e forse anche il difficile rapporto con la moglie, ma l’attività stenta a decollare per via della cattiva nomina che ha la casa, che si crede infestata da fantasmi. Tuttavia i soldi arrivano lo stesso, forse per il favore di qualche anima che ha preso a ben volere Pasquale o forse perché a intervenire è la benevola mano di qualcun altro.

 

 

Incorniciata in una scenografia che rispetta fedelmente le indicazioni lasciate dall’autore, arricchita da una fila di panni stesi proprio in alto sul boccascena a definire la matrice popolare dell’opera, la commedia si accende sulle tavole del teatro Argentina, prendendo fuoco dalla piccola fiammella della candela portata in scena dal portiere Raffaele per illuminare il grande atrio dell’appartamento dove i tre atti della vicenda si svolgono. La messa in scena di Marco Tullio Giordana rende omaggio alla grande tradizione eduardiana, rispettandone la concezione di base di una storia costruita su personaggi comuni, popolari, sulle credenze e sulle incertezze di una umanità costantemente appesa tra il desiderio di essere felice e una realtà non priva di preoccupazioni. Pasquale Lojacono, interpretato superbamente da Gianfelice Imparato, è un personaggio maturo, consapevole, calamitico, che non si arrende davanti alla sconfitta e che è molto più acuto di quanto la commedia voglia farcelo pensare. Celebre la scena del caffè preso sul balcone dopo il riposo pomeridiano, dove il suo fantomatico interlocutore, il professor Santanna, lo addita come “becco”, ma lui becco non è perché il becco a cui fa riferimento è quello della caffettiera. Tragedia e commedia si mischiano, abitano un unico piano. Anzi la commedia prende forma proprio dal dramma e se ne nutre fino a diventare esilarante. È la magia del teatro eduardiano, è la capacità tutta napoletana di sfidare la vita con ironia e acuta intelligenza. Tutto questo non si perde in questa edizione, merito anche di una compagnia, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, guidata dalla straordinaria Carolina Rosi nei panni di Maria, che da prova di saper tramandare una lezione anche nel coraggio dell’innovazione. Al testo non mancano aggiunte e aggiustamenti che non vanno a guastare minimamente la bellezza di questa opera d’arte ancora fresca e fruibile da un pubblico moderno.

Appuntamento da non perdere quindi per queste feste. Lo spettacolo sarà in scena fino al 6 gennaio.

data di pubblicazione:21/12/2018


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