Romanzo sulle conseguenze del cambiamento climatico e con una visione “particolare” dell’immigrazione, poiché in questo romanzo i migranti siamo noi…!

Dovremmo leggerlo tutti e riflettere su quando ha scritto Bruno Arpaia: il cambiamento climatico, che è già in atto da anni, interessa tutti noi e non può (e non deve) essere solo argomento da salotto perché le sue conseguenze potrebbero essere inarrestabili e devastanti.

La scenografia sembra quella di Mad Max, un futuro distopico con pianure desertificate, fiumi secchi, acqua esaurita; l’Europa e il mondo intero sono stati devastati dalle conseguenza del mutamento climatico. In questo scenario si muove una colonna di “migranti”, uomini, donne, bambini che hanno pagato tutti i loro averi per affidare le loro vite in mano a novelli “scafisti” per intraprendere il viaggio della speranza che dovrebbe portarli verso la Scandinavia che, insieme alle altre zone del circolo polare artico, è tra i pochi luoghi ormai accoglienti per la vita dell’uomo.

Attore principale Livio Delmastro, anziano professore di neuroscienze; il suo viaggio nella realtà post-apocalittica viene interrotta da angosciosi flashback che ci narrano sia la sua storia personale sia le scelte ottuse della politica internazionale, troppo incentrata sulla difesa dei propri interessi egoistici, che hanno portato a oltrepassare il punto di non ritorno.

In questo preoccupante scenario Arpaia ci regala momenti di umanità in cui Livio, benché estremamente spossato, ogni sera dedica del tempo a impartire lezioni ai bambini che si lasciano cullare nel ricordo di quello che era, e si distraggono da quello che è. Una realtà in cui, benché le condizioni di tutti siano precarie, si cerca di non lasciare indietro i più deboli, i vecchi, i malati, una realtà in cui si è capaci di provare ancora amore e affetto, e fino all’ultimo alito di vita si pensa al prossimo.

Perché l’umanità che contraddistingue l’uomo non si spegne, neanche nei momenti più bui.

data di pubblicazione:11/12/2016

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