(Teatro India – Roma, 8/11 febbraio 2018)

Il 24 ottobre 1917 viene ricordato come il giorno della disfatta di Caporetto, data memorabile nella storia della prima guerra mondiale: vari reparti, a presidio del fronte orientale, caddero in mano dell’esercito austro-germanico che riuscì cosi ad avanzare e a conquistare posizioni strategiche. Proprio in quel giorno, per circostanze del tutto casuali, si riunisce a Taranto la famiglia Fago per festeggiare l’onomastico del capofamiglia, così come documentato da una vecchia fotografia ritrovata in un polveroso album.

Questo prezioso documento fotografico dà inizio alla storia personale, quella appunto di Amedeo Fago, che da io narratore ricostruisce un dettagliato albero genealogico della sua famiglia a cavallo di due secoli, attraversando così la storia di un paese coinvolto in due conflitti mondiali. Non sarà una impresa facile rimodellare i cocci di questo “oggetto” andato in mille pezzi, ma Amedeo Fago, ideatore oltre che interprete di questo spettacolo, riesce a farlo con proverbiale pazienza certosina, spinto più che altro a far rivivere i suoi antenati che via via prendono forma vivente dalla foto, e dare loro la possibilità di raccontare ognuno la propria vita. Il regista restituisce così al teatro la sua vera natura che è quella di portare sul palcoscenico, in un punto preciso del qui e ora, quello che nel tempo convenzionalmente definiamo come passato e futuro e che, quasi per magia, viene ora posto sul medesimo piano temporale. Anche le immagini di fondo, come gli attori, sembrano confondere il reale con il virtuale per portarci inaspettatamente nella Taranto di oggi dove l’irrazionale industrializzazione ha portato ad un letale tasso di inquinamento, sfuggito per molto tempo ad ogni controllo ambientale. Il confronto finale padre-figlio (Giulio Pampiglione-Amedeo Fago) è un momento di grande intimità familiare in cui le situazioni si ribaltano dando spazio ad un dialogo serrato dove il futuro viene coniugato al passato ed il passato al futuro: sulla scena, l’orologio che scandisce il tempo può fermarsi per poi continuare a marciare ma a ritroso. Questo lavoro, con un impatto drammaturgico di rara intensità, è una produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale del 2015, e viene oggi ripreso per essere inserito nel programma Il dovere della memoria, un progetto che si propone di portare sulla scena fatti appartenenti alla storia e quindi patrimonio di tutti per favorirne la conoscenza alle nuove generazioni. Originali gli effetti speciali di Davide Ippolito e Luca Di Cecca che fanno rivivere virtualmente un cast di attori tutti di alto livello.

I costumi di scena sono curati da Lia Francesca Morandini.

data di pubblicazione: 9/2/2018


Il nostro voto:

 

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