Si sa che Finlandia è il Paese con la più tragica scia statistica di suicidi al mondo. Non è un argomento su cui scherzare se non si ha la levità di uno scrittore di quella nazione che inventa un plot funzionale e ricco di sviluppi immaginando una sorta di sindacato degli aspiranti suicidi che si coalizzano per un imponente significativo atto di massa. In realtà in questo viaggio-avventura, pieno di scorribande e di divagazioni turistiche, rivela che il desiderio non era così fortemente radicato nella maggioranza. Molti si ritraggono sul metaforico burrone e semmai qualche scomparsa in corso d’opera convince i più ad adire a più miti propositi. Come giustamente sottolinea Marani nella postfazione nella loro serissima e compassata filosofia i finlandesi sarebbero anche capaci di organizzare un convegno sul tema. Proprio la tradizionale mancanza di umorismo nel mettere in atto l’insano proposito è fonte di ironia dell’autore che commenta le tragicomiche avventura della compagnia di sbandati con levità e con distacco, come se si abbandonasse alla piega casuale della vicenda. Il Gran Tour del suicidio parte dalla Finlandia e passando per la falesia del Capo Nord, attraversando anche la Svizzera, spinge al capolinea dell’Algarve. La compagnia si sgretola e si sfarina. Il proposito del suicidio collettivo diventa sempre più flebile rispetto a impulsi sentimental/sessuali, al risvegliarsi della vita attraverso il cibo e le peripezie che rimandano all’assurdità dell’atto progettato. Si tratta di un disincantato e naturale ritorno alle primarie esigenze della vita, filtrato da un romanzo che è anche la fotografia antropologica di una nazione. Il libro è uscito è in edizione originale nel 1990 e ha goduto di gran successo in Italia, giungendo alla fortunata dodicesima edizione. Ci sembra degna base per un film di successo, con fedele sceneggiatura, che ancora non è stato concepito.

data di pubblicazione:29/03/2019

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