(Teatro Quirino – Roma, 1/13 ottobre 2019)

Commedia dalle tinte scure. Nella penombra di un appartamento una coppia di coniugi gioca a strapparsi dal viso una maschera che il tempo ha incollato al volto. La soluzione al difficile caso è accettare di confessare la verità.

 

 

Veste rinnovata per il teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma che accoglie il pubblico alla prima di stagione con poltrone restaurate di nuovo velluto, sempre di un rosso acceso, merito dell’iniziativa prenditi cura del teatro Quirino, attraverso cui ogni spettatore può offrire il suo contributo e vedere il proprio nome impresso su una targa apposta sulle poltrone. Per un teatro poco sostenuto dagli enti Istituzionali questa risulta essere un’iniziativa importante.

A debuttare sul palco una commedia a due voci scritta da uno degli autori più prolifici e attivi del nostro tempo, il francese Éric-Emmanuel Schmitt. Piccoli crimini coniugali – di cui esiste una versione cinematografica recensita da noi in un articolo di Antonio Iraci – mette in scena la fatica di una coppia, ormai avanti con l’età e con i problemi, che vacilla a ritrovare un equilibrio stabile ai suoi tormenti.

Anna Bonaiuto restituisce in scena una moglie sì devota, ma non sottomessa, fragile ma non rassegnata, e mai soprattutto tragica. Michele Placido è Marco, uno scrittore di romanzi polizieschi che ha una teoria per tutto, specialmente per non cambiare le cose.

Il racconto si snoda lungo un tortuoso e serrato dialogo tra i due protagonisti, che vivono insieme ormai da 20 anni. Marco torna a casa dopo un ricovero di quindici giorni in ospedale dovuto a una ferita alla testa che si è procurato in un misterioso incidente casalingo. Lisa lo accompagna. L’incidente ha causato in Marco una curiosa amnesia: ricorda perfettamente le cose del passato, ma per niente quelle accadute di recente, tantomeno come abbia potuto picchiare la testa. Il fatto rimane un pretesto per far aprire tra i due un confronto sulla loro vita coniugale, fatta di difetti e colpe che non risparmiano di rinfacciarsi. Il dubbio si insinua nei loro ragionamenti e serve da strumento per smascherare le loro bugie.

Il testo drammaturgico è ricco e complesso, a tratti eccessivamente filosofico che si fa fatica a seguire, ma compatto nel suo svolgersi – unità di tempo e luogo sono rispettate – e condito di imprevisti e colpi di scena che danno movimento alla vicenda. Marito e moglie si scambiano di volta in volta il ruolo di vittima e di carnefice, in un gioco quasi pirandelliano di punti di vista, che fanno cambiare continuamente opinione sulla storia. Chi sarà il primo dei due a voler uccidere l’altro?

data di pubblicazione:04/10/2019


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