La Picoult ci accompagna in un cammino etico e morale alla conoscenza della condizione  di vita delle persone di colore negli Stati Uniti.

La storia è quella di Ruth Jefferson, donna di colore che per tutta la sua vita si è impegnata al massimo per essere “solo” Ruth Jefferson e non la “figlia della governante di una ricca famiglia bianca”. Dopo aver conseguito il diploma alla scuola infermieristica nella prestigiosissima Yale University e dopo due decenni di lavoro irreprensibile nel reparto di maternità al Mercy-West Haven Hospital in Connecticut, viene denunciata da uno dei leader del movimento degli white supremacist, quale responsabile della morte del figlio neonato, Davis.

Nelle 492 pagine del libro l’autrice narra gli sforzi compiuti dall’avvocato Kennedy McQuarrie, la “donna bianca” che difenderà Ruth Jefferson, per scagionare la sua cliente, cercando peraltro di dissuaderla dal voler basare il processo sulla discriminazione razziale, benché in realtà sia consapevole che il problema sia proprio quello: assistiamo quindi alle testimonianze in aula, alla reazione dei familiari dell’imputata, alla sua rabbia e alla sua impotenza in alternanza alla storia della vita di Ruth e a quella dei genitori del piccolo Davis.

Più di mille parole credo che sia significativo un particolare passo del libro che mi ha estremamente colpita e che riporto qui integralmente.

Nel brano il soggetto narrante è Christine, la figlia della famiglia presso cui ha prestato servizio fino alla morte la madre di Ruth; il fatto che viene narrato è accaduto anni prima, mentre  Christine stava tornado a casa per le vacanze del Ringraziamento dall’Università Vassar:“… c’era un autostoppista  sul ciglio della strada… Era un uomo di colore aveva un gamba malandata. Camminava con le stampelle. Accostai e gli chiesi se aveva bisogno di un passaggio. Lo trasportai per tutto il tragitto fino alla Penn Station, perché potesse salire su un treno e andare a trovare la sua famiglia a Washington. … Quando arrivai a casa e Lou (la madre di Ruth, ndr) venne nella mia stanza per aiutarmi a svestirmi, le raccontai quello che avevo fatto. Pensavo che sarebbe stata orgogliosa di me, perché avevo fatto il buon samaritano e tutto il resto. Invece, sapessi come si arrabbiò, Ruth! Ti giuro che non l’avevo mai vista così. Mi prese per le braccia, scuotendomi. All’inizio non riusciva nemmeno a parlare. Non devi farlo mai più, mi disse, e io ero così scioccata che glielo promisi…. Oggi mi sono seduta in aula e ho ascoltato quell’investigatore che raccontava di aver fatto irruzione in casa tua nel cuore della notte, buttandoti a terra e bloccando Edison (il figlio minorenne di Ruth, ndr) e continuavo a udire nella mia testa la voce di Lou, quando le avevo raccontato dell’autostoppista di colore. Capivo che tua madre si era spaventata. Ma, per tutti questi anni, avevo pensato che volesse tenermi al sicuro. Ora so che voleva tenere lui al sicuro.” …

Parte integrante del libro, che purtroppo troppo spesso non viene letta, è la “Nota dell’autrice” inserita nelle ultime pagine, in cui la Picoult descrive il lungo percorso che ha compiuto per riuscire a scrivere questo meraviglioso romanzo.

Scrittrice bianca, ha avuto molte difficoltà per riuscire a trasmettere, nelle sue pagine, la sofferenza delle persone di colore, si è dovuta preparare e spogliare dai pregiudizi organizzando incontri e discussioni con skinhead, seguendo corsi di giustizia sociale in cui sono stati elencati, e qui ne riporto un paio, alcuni dei privilegi che il colore della pelle ha sempre concesso ad alcuni e negato ad altri, e che tutti noi diamo assolutamente per scontato senza renderci conto come possano essere vissuti in modo discriminante: entrare da un parrucchiere a caso e trovare qualcuno pronto a tagliarti i capelli, oppure comprare bambole o giocattoli o libri per bambini che raffigurano persone della propria razza…

È sicuramente un libro duro che costringe il lettore a prendere atto del fatto che ancora oggi, dopo più di 150 anni dalla firma del Civil Rights Act e nonostante tutti gli aggiornamenti che si sono rincorsi, il colore della pelle rappresenta ancora un grande privilegio.

data di pubblicazione:08/06/2017

Share This