Un classico della letteratura americana e giovanile firmato da Louisa May Alcott nel 1868 e che da allora racconta la vita,le speranze, le passioni, il passaggio nell’età adulta ed i diversi caratteri di 4 sorelle: la rigorosa Meg, Jo ribelle ed autonoma, Amy ambiziosa e determinata e la tenera e fragile Beth.

 

Un successo letterario costante che è stato letto, attraversando le epoche, fin quasi ai giorni nostri e che è stato brillantemente trasferito sullo schermo innumerevoli volte. Sembrava che tutto fosse già stato detto sul percorso di crescita delle 4 fanciulle, ma la giovane e talentuosa Greta Gerwig, brillante attrice e sceneggiatrice, compagna del regista Noah Baumbach, nonché e soprattutto regista ed autrice di Lady Bird, film rivelazione del 2017, con questa sua opera seconda, rivisita brillantemente la storia modernizzandola con qualche libertà ma senza tradirla.

La presenza dietro la cinepresa ed il ruolo di adattatrice della Gerwig riesce con pochi tocchi a restituire vita in tutte le varie sfumature a personaggi che appartengono alla memoria collettiva degli spettatori. La regista ha infatti la qualità inestimabile del senso del ritmo nella recitazione, nelle riprese e nella scrittura delle scene e dei dialoghi e, mediante continui flash-back e flash-forward, con un originale e sottile gioco sulle linee temporali, dà dinamismo, vivacità e modernità al racconto senza tradirne l’essenza. Là dove tanti film in costume si perdono nell’ossessiva ricostruzione d’epoca in un perfezionismo statico quasi teatrale, il nostro film è invece un’opera in movimento continuo dai salti narrativi e temporali vivacissimi, un film che non tralascia gli scontri o gli affetti fra le sorelle rappresentandole anzi con i loro pregi ed i loro difetti e che però abilmente non si sofferma più di tanto nelle varie situazioni dolci o tristi che siano, evitando così la melassa dei sentimentalismi. Questo continuo e voluto avanti ed indietro genera indubbiamente una rottura della continuità temporale e quindi sconcerto e confusione nello spettatore, ma non nuoce ai ritmi emotivi, anzi, l’incertezza di non comprendere immediatamente in quale momento narrativo ci si trovi, porta scientemente lo spettatore stesso a calarsi integralmente nel processo di ricordo e creazione artistica che pervade la narrazione dandole un tocco retrospettivo, una tonalità melanconica quasi elegiaca sulla fine dell’innocenza, delle illusioni dell’adolescenza davanti all’arrivo dei compromessi dell’età adulta.

Pur svolgendosi nell’800 il film ha un animo moderno nel taglio e nei toni, con anche una sottile ma non demagogica vena “femminista”. La regista si interroga infatti con leggerezza e garbo sul ruolo autonomo delle donne nella società americana dominata dal denaro e dal potere o dalla condiscendenza maschile, e, per farlo usa come filo conduttore, dandogli maggiore centralità e rilievo, il personaggio di Jo, la più indipendente delle 4 sorelle. La Gerwig evita intelligentemente di fare un film a tesi e non appesantisce la storia né fa delle sue eroine delle “vittime”, gli uomini che le circondano non sono avversari, non hanno né la forza né la voglia di esserlo. Semmai quel che emerge è che è proprio la sola vitalità femminile che illumina e muove il mondo.

Una vitalità superbamente resa dalle giovani attrici che compongono il cast, prima fra tutte Saoirse Ronan che buca letteralmente lo schermo per presenza scenica, bravura e bellezza, in palese complicità con la “sua” regista, formidabile anche la Florence Pugh. Apprezzabile, come e più di sempre, il cameo di Meryl Streep.

Piccole Donne, non porta di certo nulla di nuovo, ma è un film originale ben diretto, ben ricostruito e con buone performances recitative, non è di certo perfetto, ha piccoli difetti, ma sono “piccoli difetti” per “Piccole Donne”. Sarebbe davvero un peccato privarsi del piacere di vedere un film intelligente ed elegante in compagnia di 4 eroine.

data di pubblicazione:11/01/2020


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