Yvonne (Adèle Haenel) giovane poliziotta in una cittadina del sud della Francia, è vedova inconsolabile ed inconsolata di un poliziotto caduto in servizio ed ora aureolato di una reputazione di eroe. Quando viene a sapere che, in realtà, il marito era un corrotto della peggiore specie e che aveva anche inviato in prigione un innocente, schiacciata dalla delusione e dai sensi di colpa cerca di rimediare ai torti commessi dal padre di suo figlio e … 

 

Pierre Salvadori giovane e brillante regista francese, giunto al suo nono lungometraggio, affronta ancora una volta con gioiosità e vivacità il tema, a lui caro, delle apparenze e delle false verità ingannevoli. Saltando dal comico alla farsa ed alla commedia e poi viceversa, fondendo romanticismo, poesia, qui pro quo, gags e dichiarazioni d’amore, l’autore restituisce valore alla Commedia, giocando abilmente con i codici classici del cinema poliziesco e del noir d’azione.

O meglio, con un occhio chiaramente rivolto a B. Wilder, a B. Edwards ed a tanti altri grandi, Salvadori si reinventa, con buoni risultati, uno stile tutto personale in buon equilibrio fra commedia e pochade, si impadronisce di un tema poliziesco e gioca volutamente, con brio comico e con le risorse della commedia stravagante, proprio sui canoni dei film d’azione, dei polizieschi e dei noir, senza però, e qui è il punto di merito, cadere o scadere nella parodia.

Il film racconta il folle tentativo di Yvonne di rimettere un po’ di ordine nel mondo, un mondo ove tutti però mentono, abbelliscono e trasformano la dura realtà della verità aiutandosi così a vivere. Un mondo quello attorno alla nostra giovane poliziotta (ed attorno a noi) ove ognuno si racconta e racconta la propria storia, un mondo ove la finzione stessa diviene realtà, come nel Cinema che trova la sua ragion d’essere proprio nel rendere reale e credibile l’immaginazione.

Il film è scritto in modo apprezzabile, con un’ottima meccanica narrativa, dialoghi frizzanti, situazioni credibili e perfettamente cesellate, con un ritmo indiavolato e con un montaggio perfetto. Salvadori poi con una regia sofisticata, governa il tutto saldamente e con maestria, giocando con colori vivaci e falsi cieli stellati proprio per infondere l’idea del meraviglioso che può rendere più bella la quotidianità, in quel gran gioco continuo di luci ed ombre che è la finzione. Bravo è il quartetto di protagonisti e coprotagonisti, tutti talentuosi e capaci di commuovere e far ridere sul filo dei loro sentimenti contraddittori e che, a tratti, ricordano con i loro virtuosismi i grandi momenti della Commedia Hollywoodiana. Pur se in un ruolo secondario brilla A. Tatou sempre seducente e brava.

Pallottole in libertà è dunque un piccolo film frizzante e fresco che innova e sorprende uscendo dai sentieri battuti e ribattuti delle commedie nostrane che non sanno far altro che usare clichès narrativi visti e stravisti. Una piccola e buffa commedia poliziesca, originale e vivace, una fantasia delicata ed anche tenera per raccontare la realtà, non solo fra sorrisi e risate ma anche con la poesia e la profondità, a tratti toccante, che accompagna la fine delle illusioni o anche l’uscita dall’infanzia. Il che ci ricorda che le migliori commedie fanno anche piangere un pochino e che, comunque sia, la forza consolatoria della finzione e … del Cinema può anche aiutare a meglio vivere e, che è anche bello lasciarsi “portar via” dalla storia o dalle storie.

Se ci riuscite andate a vederlo, vi divertirete e sarà piacevole lasciarsi “portar via” e vedere flirtare un po’ il reale con l’immaginario.

data di pubblicazione:03/06/2019


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