LA CENA AZIENDALE di Adriano Bennicelli, regia di Leonardo Buttaroni

LA CENA AZIENDALE di Adriano Bennicelli, regia di Leonardo Buttaroni

(Teatro Trastevere – Roma, 28 maggio/2 giugno 2019)

Durante la cena di fine anno i lavoratori di un’azienda vivono la minaccia di un possibile licenziamento. Riuscirà il personale a far fronte alla crisi e a creare nuove idee per risollevare la situazione?

  

Una commedia spassosa e brillante quella in scena fino a domenica al Teatro Trastevere, che chiude in bellezza il cartellone del teatro regalando al pubblico divertimento e risate.

Nata da un’idea di Alessia De Bortoli (sul palco interprete di Costanza, una merketing manager super perfezionista) e scritta per la scena da Adriano Bennicelli, la commedia ci mostra in due atti quello che potrebbe succedere se durante una cena di fine anno (questo il pretesto per ambientare la storia) il dirigente dell’azienda decidesse di comunicare ai suoi dipendenti la decisione di ridimensionare il personale per sopraggiunta crisi finanziaria. La crescita e le vendite della Grandiflora S.p.A. (impresa che si occupa del commercio di piante tropicali) non incrementano e quindi bisogna mandare a casa qualcuno. Immaginate il panico. Ma una soluzione è possibile e dovranno trovarla i dipendenti tutti insieme e scongiurare così il licenziamento.

Tra lazzi con oggetti e discorsi di corridoio, battute dette in dialetto romanesco e condite con inglesismi, passando per equivoci e segreti trattenuti e poi svelati, la scena si anima in un intreccio esilarante e travolgente. I personaggi sono costruiti sui modelli che si potrebbero trovare in qualsiasi ufficio, ma non per questo sono scontati. Bravissima per questo la squadra di attori impegnata sul palco, tutti giovani e ben affiatati tra di loro. Non è facile tenere il ritmo di questa commedia dove gli equivoci si moltiplicano scena dopo scena.

Il lieto fine è assicurato e anche tanto divertimento.

data di pubblicazione:01/06/2019


Il nostro voto:

LA LETTRICE DI CECHOV di Giulia Corsalini – Edizioni Nottempo, 2019

LA LETTRICE DI CECHOV di Giulia Corsalini – Edizioni Nottempo, 2019

Un libro a lenta maturazione (dieci anni), parzialmente autobiografico che sta rastrellando premi prestigiosi incamminando l’autrice sullo stesso cammino di successo che è stato all’interno della stessa casa editrice, di Milena Agus. Un mood cechoviano permea l’atmosfera percettiva della badante-professoressa atipica con un piede in Ucraina e un piede in Italia. Divisa sentimentalmente tra l’amore della figlia, l’inevitabile distacco da un marito morente e l’attrazione indefinita, a tratti impalpabile, per il suo professore, sensibile alla fascinazione molto orientale della sua non fedele sottoposta. La storia più che per eventi si sviluppa con sensazioni, atmosfere, impressioni, intuizioni, piccole svolte psicologiche. Una gestione rarefatta ma non statica del plot che si alimenta con una lingua brillante, con dialoghi che funzionano, con un ritmo lento ma funzionale. La trama non riassume l’indicibile e, più prosaicamente, il non detto di una possibile relazione sospesa. Momenti topici perché rimandano a possibili svolte esistenziali che sono all’angolo, nel mirino delle possibilità, della vita di tutti noi. Con passo cechoviano l’autrice instaura un teatro cechoviano ricco di citazioni del prestigioso autore russo costruendo un ritratto di donna sfaccettato e credibile. Soggetto al femminile forte, irriducibile, in cerca di una direzione di vita, capace di adire a scelte decise e radicali, riscattando un’esistenza minima fatta però di dubbi e di un problematico rapporto con la prole. La protagonista è attesa a un bivio che risolve con istinto e non con razionalità. Nel segno dell’ambiguità del rapporto sentimentale e senza trepidazioni per la carriera che potrebbe schiuderle l’Istituto di slavistica, sotto l’egida e l’impulso del professore che l’adora. Il ritratto di donna che rifiuta i compromessi è vincente ed accattivante. Per Paolo Di Stefano la sospensione nell’inespresse rende il libro della Corsalini inedito e coraggioso. Certo un libro che si differenzia enormemente dal trend attuale della letteratura italiana mainstream. Nel contesto anche dettaglia sulla burocrazia e le storie clientelari della vita universitaria di provincia.

data di pubblicazione:30/05/2019

SARAH & SALEEM – Là dove nulla è possibile di Muayad Alayan, 2019

SARAH & SALEEM – Là dove nulla è possibile di Muayad Alayan, 2019

Il sottotitolo con cui questo film è arrivato nelle nostre sale dice molto, forse tutto, di ciò che “non può accadere” in una terra dilaniata da un clima di costante tensione, come quello che caratterizza i rapporti tra Israele e Palestina.

 

L’israeliana Sarah è sposata con un ufficiale dell’esercito e gestisce un bar a Gerusalemme Ovest; Saleem, anche lui sposato e prossimo padre, è palestinese e vive a Gerusalemme Est dove fa il fattorino per un panificio. I due, pur non trascurando le rispettive famiglie, hanno una relazione che di fatto si limita a fugaci rapporti sessuali consumati all’interno del furgoncino che l’uomo usa per il suo lavoro. Sarah e Saleem sono due persone che “politicamente” parlando non dovrebbero stare insieme ma che invece non considerano affatto questo aspetto delle loro vite: il loro “tradimento” privato si trasformerà incredibilmente in un caso politico e sociale di dimensioni inimmaginabili.

Palestinese doc, ma con una formazione cinematografica americana, Muayad Alayan con Sarah & Saleem realizza un piccolo capolavoro costruito su una sceneggiatura, curata da suo fratello Rami, perfetta, che non cade nei soliti cliché della storia d’amore impossibile, sullo sfondo degli attriti sanguinosi tra israeliani e palestinesi. Ma ciò che affascina e appassiona di più, di questo vero e proprio gioiello cinematografico, è il peso delle circostanze casuali che trasformano una semplice infedeltà coniugale in qualcosa che sfugge a qualunque controllo, in un meccanismo dove i tasselli della storia sembrano incastrarsi alla perfezione per arrivare ad un risultato quanto mai imprevedibile e per dimostrare, ancora una volta, come in questa terra massacrata nulla sia veramente possibile.

Lo scontro titanico tra le due donne coinvolte, Sarah e Bisa, la giovane moglie di Saleem in attesa del loro primo figlio, rappresenta il fulcro del film: sono loro le vere protagoniste della storia e saranno loro a trovare una soluzione non banale, e di certo non priva di sofferenza, mentre agli uomini non rimarrà che scontrarsi per fomentare un odio che non sembra avere soluzione di continuità.

Il film trova ispirazione da una storia vera e riesce a tratteggiare, in un’ambientazione dove ogni singola scena ci parla di conflitto razziale e di soprusi, il ritratto di due donne molto diverse, rivali in amore ma entrambe vittime, che hanno tuttavia il coraggio di lottare insieme per far emergere la verità, sfidando ogni possibile conseguenza.

Presentato in anteprima italiana al Bari International Film Festival, il film ha già riscosso importanti premi con ampi consensi di critica e di pubblico. Da non perdere.

data di pubblicazione:08/05/2019


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IL CORAGGIO DELLA VERITÁ di George Tillman Jr., 2019

IL CORAGGIO DELLA VERITÁ di George Tillman Jr., 2019

Starr (Amandla Stenberg) è una 16nne afro-americana, vive due vite. La prima nel suo quartiere periferico ed emarginato dove la maggior parte delle persone sono nere e povere e dove dominano le gang e le droghe. La seconda è invece nel suo ambiente scolastico in uno dei migliori istituti privati della città ove l’hanno iscritta i genitori per darle migliori opportunità e dove il contesto è bianco e ricco. Non è facile per la ragazza vivere in equilibrio in questi due mondi così lontani e diversi fra loro. Un giorno, dopo una festa da vicini di casa, un suo amico d’infanzia viene ucciso senza aver fatto nulla da un poliziotto bianco. Starr è l’unica testimone, gli equilibri saltano ed inizia per lei un viaggio di scoperta di se stessa, delle sue convinzioni, appartenenze e verità …

 

 

Tillman è un affermato sceneggiatore e discreto regista americano che ha esordito nel 2000 con Men of honor e ci regala oggi un’opera forte, evocativa e bella, tratta da un romanzo di successo di pari titolo di A. Thomas. Un film che può sembrare essere solo una storia di crescita e formazione giovanile, un teen-movie sui problemi amorosi adolescenziali, in realtà il regista sa andare ben oltre lo spirito narrativo di cornice e realizza un lavoro che parla non solo ad un audience giovanile ma anche ad un pubblico adulto di tutte le età. Difatti, sia pure dalla prospettiva di una giovane, ci fa riflettere tutti su: dignità dell’individuo, forza della verità, solidarietà familiare, giustizia sociale ed identità individuale e collettiva.

Starr è una ragazza che è alla ricerca del suo “essere chi” e scopre ciò in cui credere e ciò che effettivamente è, solo dopo una presa di coscienza di se stessa davanti alla brutalità della polizia, del razzismo e della violenza di ogni tipo. Tutto il film è in perfetto equilibrio fra mondo scolastico e storia individuale da una parte, e mondo emarginato e dramma sociale dall’altra, senza sacrificare mai spazio e qualità di nessuna delle due parti. La narrazione è supportata da una buona sceneggiatura dietro la quale si vede tutta la forza del libro da cui è tratta, i dialoghi sono ben definiti e realistici, il ritmo è costante senza pause o cedimenti. La regia sa poi abilmente alternare momenti di allegria o leggeri con svolte drammatiche, sentimenti di dolcezza e rabbia individuale con sentimenti di commozione e rabbia collettiva. La composizione del cast, come tipico delle produzioni americane, è perfetta fin nei ruoli più marginali. Emerge su tutti, e, praticamente, illumina il film con la sua bellezza e con il suo splendido sorriso, la giovanissima e talentuosa Stenberg. La sua interpretazione ha una forza creativa che cresce in capacità e profondità in ogni scena, cesellando con intensità il suo personaggio. Nel ruolo del padre giganteggia Russel Hornsby.

Il film di Tillman è senza dubbio un film da vedere e da godere, uno dei suoi migliori. Un film che è anche fortemente rappresentativo della realtà odierna della comunità nera degli Stati Uniti, stretta fra una nuova auto rappresentazione di se stessa sul piano della famiglia, della comunità, delle nuove generazioni e, di contro, la permanenza di vecchi pregiudizi e mai scomparsi razzismi. Un film che è uno sguardo giovane, fresco e consapevole su tale realtà e che merita tutta la simpatia, l’empatia e gli apprezzamenti dello spettatore. Decisamente un bel film.

data di pubblicazione:15/03/2019


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MIRELLA GREGORI-CRONACA DI UNA SCOMPARSA di Mauro Valentini- Sovera edizioni, 2018

MIRELLA GREGORI-CRONACA DI UNA SCOMPARSA di Mauro Valentini- Sovera edizioni, 2018

Il giallo di Mirella Gregori è agganciato gioco forza a quello della ben più popolare Emanuela Orlandi. Scherzo dei cold case o fortuna? A tutt’oggi non c’è una sicura risposta per argomentare se ci sia un filo di connessione tra le due tragiche scomparse. L’Italia è il Paese dei Misteri (Ustica, Strage di Bologna,etc) e dunque non c’è troppo da meravigliarsi per la sparizione di quasi 36 anni fa di una semplice ragazza del Nomentano che risponde a una voce anonima dal citofono, lascia la propria casa per una piccola divagazione a Villa Torlonia e da quel giorno non fa più ritorno nella propria abitazione lasciando un vuoto immenso nei genitori. Sciacalli, false piste, l’irruzione sulla scena del crimine di Alì Agca, i sospetti sul Vaticano: una ridda inestricabile di congetture piove sulla vicenda abilmente riassunta da un giornalista che si interessa alla viva cronaca e che si è appoggiato alla collaborazione dell’Associazione Penelope e della sorella di Mirella per ricostruirci, a distanza di tanti anni, un complesso vivo di circostanze, di sospetti, lanciando più di un’ombra sugli approfondimenti dell’inchiesta e sulla noncuranza iniziale con cui il caso viene trattato. La prefazione di Pietro Orlandi che in queste settimane conduce un programma sugli “scomparsi” aggiunge forza ed emotività alla narrazione per queste storie il cui capolinea sembra lontano. Ogni tanto riaffiora una voce, una supposizione, una possibile sepoltura senza che ci sia mai una conferma, un avvaloramento della pista investigativa. A fronte dei possibili assassini fa la comparsa una società degradata fatta di depistatori, di approfittatori che non hanno fornito indicazioni utili nonostante il miraggio di un appetibile ricompensa messa in campo dalle famiglie Orlandi e Gregori, nonostante la differenza di possibilità economiche. I parenti superstiti non hanno neanche una tomba su cui pregare e coltivano una speranza che si fa più flebile con il passare degli anni anche se le vicende in questione sono vive nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani.

data di pubblicazione:12/03/2019