VAN GOGH TRA IL GRANO E IL CIELO di Giovanni Piscaglia, 2018

VAN GOGH TRA IL GRANO E IL CIELO di Giovanni Piscaglia, 2018

Helene Kröller-Müller (1869-1939), figlia di ricchi industriali tedeschi, si era trasferita con il marito in Olanda. Seguendo le lezioni culturali del pittore Henk Bremmer, era venuta casualmente a conoscenza dell’arte e della personalità di Vincent Van Gogh, di cui ne rimase profondamente affascinata. Nel 1909 Helene acquista il primo quadro di Vincent e pian piano riesce a costituire una importante collezione di quadri e disegni del pittore arrivando persino a concepire un luogo dove riunire le opere e poterle così esporre. Un anno prima della sua morte lo Stato olandese riuscirà a portare a termine la costruzione del museo, a condizione che quelle opere sino ad allora di proprietà privata divenissero di proprietà pubblica. Il Kröller-Müller Museum si trova ad Otterlo, immerso nel verde di un parco, a circa un’ora d’auto da Amsterdam.

 

La 3D Produzioni e Nexo Digital presentano in anteprima mondiale nelle sale cinematografiche italiane e solo nei giorni 9, 10, 11 aprile un documentario di grande interesse culturale non soltanto perché si parla della vita e delle opere del celebre Van Gogh, ma anche perché in esso ci viene descritta la passione di Helene Kröller-Müller verso la sua pittura, ed ancor più della sua unione intellettuale con il pittore olandese. Anche se i due fisicamente non si incontrarono mai, dal momento che la donna era appena una ragazzina quando Vincent morì, tuttavia Helene si rese presto conto che la sua personalità era molto simile a quella dell’artista. Entrambi andavano alla ricerca di un qualcosa di trascendentale che andava ricercato nella natura dei semplici, operai e contadini, lasciando all’arte il compito di operare questa estrapolazione che assunse carattere religioso e filosofico allo stesso tempo. Pur partendo da condizioni sociali e soprattutto finanziarie completamente diverse, dal momento che Van Gogh era estremamente povero mentre Helene era considerata una delle donne più ricche del suo tempo, i due riuscirono a seguire un percorso spirituale parallelo spesso tormentato da un travaglio interiore dal quale difficilmente ne uscirono indenni. Altro elemento che unì i due singolari personaggi fu un’enorme mole di lettere, dalla quale emerge il complesso temperamento di entrambi e quanto fossero affascinati dalla bellezza della natura e dall’immensità dell’universo. Per Helene, Vincent fu inoltre un esempio morale da seguire soprattutto per quanto riguarda la sua attitudine ad immergersi nel quotidiano, tra i campi, dove i contadini erano impegnati nel duro lavoro. Il documentario ci racconta pertanto di queste due vite che ebbero molti punti in comune e ci porta per mano tra le sale del museo di Otterlo dove sono sistemate circa trecento opere di Van Gogh raccolte pazientemente negli anni da Helene Kröller-Müller, portando a conoscenza di tutti le opere del pittore che raggiunsero nel tempo quotazioni stratosferiche.

Il film si avvale della consulenza scientifica di Marco Goldin che ha anche curato l’allestimento della mostra omonima Van Gogh, tra il grano e il cielo presso la Basilica Palladiana di Vicenza. Al viaggio dentro le sale della mostra si aggiungono anche i luoghi dove è nata e si è evoluta l’arte dello sfortunato pittore olandese, il tutto accompagnato dalla voce narrante di Valeria Bruni Tedeschi e dalle musiche originali di Remo Anzovino, compositore considerato oggi tra i massimi esponenti della musica strumentale italiana.

data di pubblicazione:02/04/2018

ORPHANS di Dennis Kelly, regia di Tommaso Pitta

ORPHANS di Dennis Kelly, regia di Tommaso Pitta

(Teatro Piccolo Eliseo-Roma, 14/29 marzo 2018)

Drammaturgia triangolare. Virata sulla scenografia che muta prospettive, rapporti, interazioni tra i tre protagonisti.

La pacifica cena di una coppia viene turbata dall’arrivo in casa del fratello della donna con la maglietta intrisa di sangue. Da lì si sviluppa un racconto concentrico, ricco di omissioni e bugie che traballano sotto il fuoco di fila di domande dei due coniugi. Sempre un piccolo passo in avanti alla ricerca della terribile verità, che finisce col rompere anche la solidarietà della coppia. Perché la moglie innesta un ricatto legato alla propria gravidanza. Il testo evoca la violenza e il sangue senza farlo vedere. E allude anche alla tragica trappola della solidarietà parentale, del bieco familismo, a tutto disposto pur di coprire un efferato crimine. Il testo di Dennis Kelly contiene una propria perfetta chirurgia della dissacrazione, svelandosi ad anelli concentrici. Tempo unico con improvvisi oscuramenti che decretano il gong dei cambiamenti d’atmosfera e di situazioni. Quadri dove crudeltà, cinismo, sorpresa si alternano in un cocktail teatrale riuscito che non può prescindere dall’efficace recitazione del trio. Monica Nappo, la moglie, tiene le fila della vicenda ma con un senso di sconfitta finale. E non sono meno vinti gli altri personaggi ben resi da Paolo Mazzarelli e Lino Musella. È una drammaturgia secca, e a densa stratificazione oltre che a lento rilascio per lo spettatore. Con una conclusione secca e piuttosto inaspettata che non riveleremo. Se il teatro è conflitto e rappresentazione di contraddizioni Orphans ne è la perfetta condensata epitome. Marche Teatro, non a caso istituzione di rilevante interesse culturale, ha sostenuto un progetto intenso, sostenuto proprio dalla principale interprete Monica Nappo, avvalendosi della traduzione di Gianmaria Cervo e Francesco Salerno.

data di pubblicazione:24/03/2018


Il nostro voto:

SGUARDI ALTROVE – International Women’s Film Festival

SGUARDI ALTROVE – International Women’s Film Festival

(Milano, 11/18 Marzo 2018 – Roma, 19/20 Marzo 2018)

Giunto quest’anno alla sua 25esima edizione, Sguardi Altrove è un Film Festival Internazionale principalmente al femminile, in cui vengono presentati i lavori di cineaste che attraverso il cinema portano a conoscenza del pubblico il loro impegno sociale su problematiche delle donne e sui loro diritti spesso negati. Evidenti sono ancora oggi le discriminazioni di genere, che denunziano in maniera palese quanto ci sia ancora da fare affinché le donne non subiscano più maltrattamenti e violenze, sia in ambito domestico che lavorativo. Con la direzione artistica di Patrizia Rappazzo, che oramai da anni cura sapientemente la kermesse cinematografica, l’edizione 2018 ha come tema I Talenti delle Donne. L’Arte del fare, proprio per evidenziare come le donne siano capaci di andare, con il proprio sguardo, oltre i confini che la società vorrebbe a tutti i costi imporre loro, e sconfinare in luoghi proibiti o comunque di non facile accesso. Il Festival, con i suoi 70 film selezionati di cui 30 in anteprima italiana, è entrato di diritto tra i più attesi eventi culturali milanesi e, appena conclusosi, approda a Roma alla Casa del Cinema con una tappa di due giorni per presentare i lavori premiati nelle diverse Sezioni. Occasione quindi unica che è stata offerta al pubblico romano anche per saggiare i nuovi mezzi espressivi di registe che con i loro film spesso rimangono fuori dai normali circuiti distributivi. I film presentati sono i seguenti:

Punishment Island di Laura Cini, Uganda 2017 della Sezione FrameItalia, Concorso Italiano e premiato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici. Il documentario tratta dell’isola di Akampene in Uganda dove venivano abbandonate a morire, per fame o annegamento, tutte le donne che erano rimaste incinte prima del matrimonio: un racconto molto toccante di tre sopravvissute perché salvate da uomini che le hanno scelte come mogli, pur essendo marchiate a vita come persone prive del diritto ad una vita sociale normale. Della stessa Sezione Il Club dei Centenari di Pietro Mereu, Italia 2016 premiato dalla Giuria Popolare, altro documentario su una provincia sarda dove esiste un’alta concentrazione di ultracentenari che raccontano episodi della loro vita e delle loro abitudini alimentari. La Giuria Giovani ha premiato invece il film Prova Contraria di Chiara Agnello, Italia 2016, che racconta l’impegno di riscattarsi socialmente da parte di alcuni giovani criminali del carcere minorile di Palermo. Altro premiato Thank you for the Rain di Julia Dahr, Norvegia/Regno Unito 2017 per la Sezione Nuovi Sguardi, Concorso Internazionale Lungometraggi – Premio Cinema Donna tra i dodici film in competizione: il documentario ha come protagonista un agricoltore che vive con la sua numerosa famiglia nel cuore del Kenya e che riesce a mobilitare la comunità locale per fronteggiare l’impatto che il cambiamento climatico ha sul territorio e sulla sopravvivenza delle stesse persone che lo abitano. La sua voce arriverà sino all’ONU e alla Conferenza sull’ambiente di Parigi dove la sua protesta avrà risonanza tra gli attivisti dei gruppi ambientalisti di tutto il mondo. Altra Sezione è Sguardi (S)confinati–Concorso Internazionale Cortometraggi–Premio Under 35 che ha premiato tra i 15 in selezione il film Large Soldier di Noa Gusakov, Israele 2017. Sherry è una quindicenne che desidera un fidanzato e lo cerca mettendo un bigliettino nelle uniformi dei soldati che insieme ad altre coetanee si è offerta di sistemare. Ai messaggi, inseriti solo in pantaloni con taglia large, risponderà solo il soldato Shaul che andrà subito a disattendere le aspettative della ragazza. Infine, più che meritato, il premio alla carriera a Francesca Archibugi con la seguente motivazione: “ Per aver saputo attraversare mestieri, generi e linguaggi diversi, passando dal cinema alla televisione, dalla recitazione, alla sceneggiatura e alla regia, dove ha dimostrato, anno dopo anno, di aver raggiunto la maturità artistica, restituendo, con maestria e sensibilità, la complessità e le sfaccettature di diverse età della vita: l’infanzia, l’adolescenza e il mondo degli adulti”. Dopo la consegna del premio è stato proiettato il suo film Il nome del figlio del 2015 in cui gli attori Alessandro Gassmann e Micaela Ramazzotti vinsero rispettivamente il nastro d’argento come miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista. Tra le Sezioni collaterali: Diritti umani, oggi film che indagano sulla violazione dei diritti umani nel mondo; Voci di donne per raccontare di personaggi femminili rimasti indimenticabili nell’immaginario di molti; Focus Bulgaria dedicato alla cinematografia bulgara al femminile. Sguardi Altrove è sicuramente un Festival in cui le donne entrano parlando non solo di sé stesse, ma anche del mondo che le circonda in cui appaiono talvolta vittime incomprese, ma anche eroine che sanno lottare per i loro diritti.

data di pubblicazione:20/02/2018

STABAT MATER di Antonio Tarantino, regia di Giuseppe Marini

STABAT MATER di Antonio Tarantino, regia di Giuseppe Marini

(Teatro Piccolo Eliseo – Roma, 21 febbraio/11 marzo 2018)

È un monologo laico che però allude al religioso, al trascendente della vita.

L’impegnativo pendant di titolo e sottotitolo (“Stabat mater”, ovvero “Oratorio per voce sola”) può ingannare. Perché si ride spesso negli 80 minuti di esibizione di Maria Paiato anche se i termini sono scabri, grevi, bestemmiatori.

L’affabulazione procede a tratteggiare gli assenti e a popolare la spoglia scena, una specie di costrittivo recinto in cui si esibisce l’attrice, spesso scalando il suo vertice quando i toni si fanno concitati. C’è il figlio di cui all’inizio parla bene ma che alla fine si rivelerà la prima fonte di problemi, un uomo misterioso che alle 22 serali non arriva mai (nonostante le premesse e le promosse), un bravo prete di strada (ma “forse” bravo fino a un certo punto), amiche fidate che la capiscono fino a un certo punto, digradando in questa nomenclatura della conoscenza a un giudice misterioso che forse non esiste. Così il monologo è un lucido e formale delirio di una donna che ne ha passate tante nella vita (troppe?) e che è sul punto di esplodere. La sua vita diventa un inferno se l’uomo che le ha dato un figlio è sposata con un’altra. E se quel figlio su cui ripone tante speranze è diventato un terrorista. Dunque il testo implode su sé stesso fino a un’esulcerazione tragica.

Ambientato a Torino, ricco di espressioni gergali, lo spettacolo è affidato in tutto e per tutto alla felice gamma di espressioni della dotatissima Paiato che riscatta la monodimensionalità del monologo recitando, il raschiamento del barile esistenziale, dando, in fondo vita a tanti personaggi pur mantenendo la propria identità perdente. È la sconfitta di un’Italietta periferica che non sorride e soccombe alla crisi, impastata in quella sottocultura, dei fumetti, del porno, dell’apparente riscatto del corpo.

Sinceri applausi in scena per una prova d’attrice che ne dimostra la grandezza. Senza ridursi a contaminazioni cinematografiche, televisive o, ancor peggio, pubblicitarie, come la maggior parte dei suoi colleghi.

data di pubblicazione: 26/2/2018


Il nostro voto:

IL FILO NASCOSTO di Paul Thomas Anderson, 2018

IL FILO NASCOSTO di Paul Thomas Anderson, 2018

Londra, inizio anni 50, il celebre sarto R. Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) che dirige la “Maison”, sono al centro dell’Alta Moda Britannica. Woodcock che fino ad allora aveva rifiutato ogni relazione affettiva stabile per timore di perdere la propria ispirazione creativa, si innamora di una fascinosa cameriera Alma (Vicky Crieps), ne diviene il Pigmalione e ne fa il punto di riferimento per la sua vita e per la creazione delle sue collezioni. Questo incontro sconvolgerà la sua vita, la sua creatività artistica e tutto il suo essere.

 

Paul Thomas Anderson, regista e sceneggiatore, fra i migliori autori del ”nuovo cinema americano” (suoi Magnolia, Il Petroliere, The Master), con questo film elegante e raffinato torna a lavorare con Daniel Day-Lewis, uno dei massimi interpreti dei nostri giorni ed unico ad avere vinto 3 Premi Oscar come attore protagonista. Il risultato è splendido, una vera gioia per gli amanti del Cinema! Il regista è un pittore di sentimenti e questa volta, come in altri suoi film, ci ripropone, tramite un triangolo intrigante fra Woodcock, Cyril ed Alma, quella che è la vera costante dei suoi film: la ricerca da parte dei suoi personaggi del senso del loro esistere e del loro doversi confrontare con la realtà tangibile dell’”Altro” rispetto a loro stessi. Ne Il Filo Nascosto la ricerca è inscritta all’interno di una relazione amorosa. Prendendo come punto focale il grande sarto, l’autore ci rappresenta il mistero di una coscienza indecifrabile. Woodcock, è infatti un esteta ipersensibile che non lascia entrare nessuno nel suo mondo interiore. Un uomo per il quale sono solo i suoi abiti che dovrebbero parlare per lui, e che, turbato dall’ingresso nella sua vita di Alma, si ritrova a perdere i suoi ritmi, la sua disciplina ed il suo silenzio. Che altro mai potrebbe allora essere “il filo nascosto” del titolo, se non il filo invisibile con cui Woodcock fa parlare i suoi abiti celando di proposito, dei messaggi nelle fodere delle sue creazioni e, nello stesso tempo, anche il filo impercettibile, l’amore, razionalmente rifiutato ed emotivamente bramato che invece lo tiene legato ad Alma. Un sentimento esaltante e nel contempo tossico con cui il personaggio interpretato da Day-Lewis si deve confrontare costantemente. Un discorso insomma, sul tema della dominazione e sottomissione fra due esseri presi da una reciproca follia d’amore. Il Filo Nascosto è infatti un doppio film, una apparente storia di manipolazione dell’”Altro”, sotto cui si intravvede una storia d’amore in equilibrio fra perversione e tenerezza. Anderson sa condurre questo doppio registro con una capacità narrativa alla quale dobbiamo solo affidarci, apprezzandone il risultato di alta qualità estetica così vicina alla perfezione dei dettagli che in più tratti ci ricorda Visconti. Il regista è anche autore della scenografia e direttore della fotografia, ed è bravissimo, pur avendo girato il film tutto in interni, ad evitare con il giusto ritmo cinematografico, ogni possibile elemento teatrale, aiutato in ciò da un montaggio rapido e da un eccezionale gioco delle luci e delle inquadrature. Il casting è perfetto, dai primi ai secondi ruoli. La presenza di Daniel Day-Lewis è dominante e cattura gli sguardi costantemente per la sua intensità recitativa e per la sua capacità, con pochi cenni, di rendere tutte le sfumature e complessità del suo personaggio. Eccezionale. Un quarto Oscar sarebbe meritatissimo! La giovane Krieps e la Manville sono poi complici di pari misuratezza e sensibilità recitativa basata tutta sulla forza dello “sguardo”.

Dunque un film bello, quanto bello è il soggetto ed è curata la sua messa in scena. Il Filo Nascosto è un film drammatico ed anche un film d’amore che rasenta quasi la perfezione, di sicuro un ottimo “film classico” in una perfetta fusione di forma e sostanza. Un film di un grande autore e di grandi attori destinato in assoluto alla gioia degli amanti del Vero Cinema.

data di pubblicazione:23/02/2018


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