STILL ALICE di R. Glatzer e W. Westmoreland– USA

STILL ALICE di R. Glatzer e W. Westmoreland– USA

(Festival Internazionale del film di Roma 2014 – Gala)

Il film racconta con un andamento e una forma piuttosto classici e lineari l’inferno dell’Alzheimer vissuto da Alice Howland (Julianne Moore), professoressa universitaria di linguistica e madre di tre figli. Punti di forza sono un paio di scelte intelligenti nel racconto, come lo stridente accostamento di una malattia che disintegra le capacità mnemoniche e cognitive proprio con una donna che sullo studio delle parole e del linguaggio ha costruito la propria vita e la propria carriera. Convincente oltre le aspettative l’interpretazione della figlia minore di Alice (Kristen Stewart). Sempre impeccabile Julianne Moore, ma l’intero film, seppur ben realizzato, toccante e ambizioso, risente dei limiti di una sceneggiatura non così brillante. Nonostante ciò, l’immedesimazione dello spettatore nella protagonista è inevitabile, perché il dramma è vissuto direttamente dalla sua prospettiva. Il finale è ben riuscito e mette meglio a fuoco le emozioni vere, svelandoci in quanti modi diversi e inaspettati si manifesta l’amore di chi ci circonda.

data di pubblicazione 19/10/2014








EMA di Pablo Larraín, 2019

EMA di Pablo Larraín, 2019

(76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Pablo Larraín ha presentato in concorso al Festival Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la sua settima pellicola, Ema, storia di una giovane donna testarda e carismatica, forte e determinata, anche quando tutto sembra precipitare.

Ema è una giovane ballerina di talento (Mariana Di Girolamo) che lavora in una compagnia guidata dal marito, il coreografo Gaston (Gael Garcia Bernal). Il matrimonio dei due è però a pezzi a seguito della scelta pesante di allontanare il bambino di sei anni che avevano adottato, Palo. Il problema è che il piccolo ha tentato di incendiare casa, deturpato il volto della sorella di Ema ed ha congelato un gatto. Ema tenta di superare il senso di colpa per non aver saputo gestire e crescere il bambino, accusando il marito di essere il responsabile di quanto avvenuto.

La storia si sviluppa tra le strade di Valparaíso, città portuale del Cile, un piccolo grande affresco pop delle nuove generazioni: abiti maculati e fasciati, paesaggi urbani scrostati, neon e fiamme, in compagnia della musica, il reggaeton apparente inutile ma alla fine adrenalinico: è ritmico, euforico, trasmette eccitazione ed erotismo.

I protagonisti si avvicinano e si allontanano, scaricandosi addosso le proprie frustrazioni. Ema entra in un vortice frenetico di esperienze estreme di sesso e distruzione piromane, per compiere la propria espiazione, coinvolgendo in questo vortice tutti coloro che le sono intorno.

In realtà dietro c’è un piano lucido che riesce a portare a termine. Cosa ci sia davvero dietro il suo sguardo vitale e folle eppure sempre fermo e deciso, lo si scopre negli ultimi dieci minuti di film.

È motivata da un implacabile individualismo, perché sa chiaramente cosa vuole ed è capace di sedurre coloro che la circondano per realizzare il suo disegno: essere madre ed avere una famiglia.

Un semaforo in fiamme, ed una donna con un lanciafiamme in spalla. È questa la traccia iniziale su cui il regista monta e smonta il racconto che va avanti su diversi piani temporali, nascondendo e rivelando in un ordine quasi casuale che permette a ciascuno di ricreare il proprio puzzle fatto di proprie ipotesi e deduzioni.

Ema è una stella che emana calore, un calore che quando è troppo forte brucia chi le sta vicino, ma che alla fine regala energia e vita proprio così come quel reggaeton che riesce ad accenderla, visto che è proprio il ballo a dettare il tempo, in un susseguirsi ora frenetico ora silenzioso di parole ed emozioni.

Nella finissima visione di Larraín c’è la distruzione del concetto di famiglia nella sua accezione tradizionale ma anche la sua ricostituzione in chiave non proprio convenzionale ma certamente efficace per tutti i protagonisti, il tutto supportato dall’espressione artistica per esorcizzare e guarire dal dolore, perché se un dolore ti ferisce, allora bruciare la ferita aiuta a guarire e a sopravvivere.

data di pubblicazione:01/09/2019








76. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA 29.08—–8.09 2018: IL PROGRAMMA

76. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA 29.08—–8.09 2018: IL PROGRAMMA

Alberto Barbera, nella cornice ormai consueta del Cinema Moderno di Roma, svela (ma non troppo) le proiezioni che scandiranno la 76. edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, che si terrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre.

Stando alle parole del Direttore, mai come quest’anno la Mostra sarà Donna. Non solo per il significativo numero di registe presenti nelle diverse Sezioni, ma soprattutto perché il tema della condizione femminile e, in particolare, quello della violenza contro le donne, individua una delle “tendenze” ricorrenti dei film di questa edizione.

Un altro significativo Leitmotiv, a più riprese sottolineato da Alberto Barbera, è costituito da film che riflettono sul passato alla evidente finalità di meglio comprendere il presente. Così, per esempio, Citizen Rosi (di Didi Gnocchi e Carolina Rosi, nella Sezione Fuori Concorso) non è solo un ricordo di Francesco Rosi, ma un modo di ripercorrere la storia di Italia attraverso i lavori di uno dei cineasti più attenti alla descrizione della nostra contemporaneità.

Non mancheranno, infine, i generi (guerra, thriller, animazione), a conferma che anche le nuove generazioni non rinunciano del tutto alle “stampelle” offerte da schemi narrativi consolidati, sebbene rivisitati e adattati alle nuove esigenze del linguaggio cinematografico.

Quanto agli italiani, si segnalano Francesca Archibugi (Vivere), Gabriele Salvatores (Tutto il mio folle amore) e Andrea Segre (Il pianeta in mare) nella sezione Fuori Concorso; Pietro Marcello (Martin Eden), Franco Maresco (La mafia non è più quella di una volta), Mario Martone (Il sindaco del Rione sanità) e Ciro Guerra (Waiting for Barbarians, con Johnny Deep) rappresentano invece il nostro Paese in Concorso.

È targata Italia (e porta il nome di Luca Barbareschi) anche la produzione dell’atteso J’accuse di Roman Polanski, una documentata ricostruzione dell’Affaire Dreyfus che, ovviamente, mantiene sempre ben focalizzata la prospettiva sul presente.

C’è anche tanto made in USA nella Selezione ufficiale: Marriage story di Noah Baumbach (con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty), Ad astra di James Gray (con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland), l’attesissimo Joker di Todd Phillips, prequel della saga di Batman con Joaquin Phoenix e Robert De Niro e il ritorno di Steven Soderbergh con The Laundromat (con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Matthias Schoenaerts, James Cromwell, Sharon Stone).

Torna in Concorso Roy Andersson (About Endlessness), già vincitore del Leone d’oro nel 2014 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza.

Promettono bene, inoltre, Ema di Pablo Larraín e The perfect candidate di Haifaa Al-Mansour.

Tra le proiezioni speciali fuori concorso si segnalano Irréversible-Inversion intégrale, che Gaspar Noé ha montato nella sequenza cronologica invertita (e dunque “regolare”) rispetto a quella della versione originale, e Eyes Wide Shut, accompagnato dal breve documentario Never just a dream, che racconta “il sogno” di Stanley Kubrick.

Il film di apertura della Mostra sarà La verité di Kore-Eda Hirokazu (in Concorso), con Catherine Deneuve e Juliette Binoche, mentre Venezia 76. sarà chiusa da The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi (Sezione Fuori Concorso). Le serate di apertura e di chiusura saranno condotte da Alessandra Mastronardi.

Le giurie sono così presiedute: Lucrecia Marcel (Venezia 76), Susanna Nicchiarelli (Orizzonti), Emir Kusturica (Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis), Laurie Anderson (Venice Virtual Reality), Costanza Quatriglio (Venezia Classici).

Ecco qui di seguito tutti i film in Concorso e…arrivederci al Lido con Accreditati!

  • La vérité di Hirokazu Kore-Eda
  • The Perfect Candidate di Haifaa Al-Mansour
  • About Endlessness di Roy Andersson
  • Marriage Story di Noah Baumbach
  • Wasp Network di Olivier Assayas
  • Guest of Honor di Atom Egoyan
  • Ad Astra di James Gray
  • A Herdade di Tiago Guedes
  • Gloria Mundi di Robert Guédiguian
  • Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra
  • Ema di Pablo Larraín
  • Saturday Fiction di Lou Ye
  • Martin Eden di Pietro Marcello
  • La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco
  • The Painted Bird (Nabarvené ptáče) di Václav Marhoul
  • Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone
  • Babyteeth di Shannon Murphy
  • Joker di Todd Phillips
  • J’accuse di Roman Polanski
  • The Laundromat di Steven Soderbergh
  • 7 Cherry Lane di Yonfan

                                                                              data di pubblicazione:26/07/2019

EASY LIFE di Herman Koch – Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2018

EASY LIFE di Herman Koch – Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2018

Per alcuni scrittori che avviano una popolarità di ritorno c’è sempre il dubbio che il successo di un singolo libro sia il catalizzatore per la pubblicazione di altre dimenticate opere di minor valore. Herman Koch replica sul mercato italiano con questo testo che ha le dimensioni del racconto lungo più che di un romanzo. La trama è esile, il plot micro ma la storia della letteratura è comunque piena di inneschi modesti che sfociano in risultati superbi. Diremo che non è questo il caso. Una modesta vicenda di incomprensione coniugale vede l’intervento del capo-famiglia che si relaziona con la moglie del figlio in una serie di incontri sempre più fitti. L’inespresso è alla base di uno sviluppo pacato che non rasenta mai il dramma. Il libro è anche un auto-fiction perché s’immagina pianificazione dello scrittore che discetta sulla vita dispensando consigli demagogici e inapplicabile che fanno misurare al lettore la distanza tra teoria e pratica. Una vita facile solo sulla carta perché ricca di contraddizioni, svolte, malumori, litigi. S’intuisce che l’interesse del protagonista non è virato sulla semplice risoluzione di un nodo familiare. Improvvisamente tutte le tensioni di dissolvono nel colpo di scena. La famiglia si sfascia prima che avvenga l’irreparabile e ognuno va per conto suo con scelte di vita che riguardano l’estero. Un libro dunque coraggiosamente originale anche se incompleto. Nel novero degli scrittori di scuola nederlandese (attenzione, non olandese) Koch si conferma un capofila, capace di variare toni ed argomenti delle proprie opere. Anche, come in questo caso, sceglie un profilo basso, un linguaggio piano e familiare per raccontarci un meandro intricato di una storia familiare. Sullo sfondo il successo di uno scrittore, il consumismo espresso con facili icone (una Range Rover sport nera, casette di proprietà sparse per l’Europa): evidenze che non lo metteranno al riparto dal disastro. I manuali non risolvono la vita.

data di pubblicazione:27/06/2019

LA SCUOLA di Herman Koch- Editore Neri Pozza Bloom, 2019

LA SCUOLA di Herman Koch- Editore Neri Pozza Bloom, 2019

Trent’anni di ritardo per una traduzione di un libro di successo della letteratura nederlandese. L’autore quando scrisse questo romanzo breve (o racconto lungo) aveva 36 anni e non godeva del successo di ritorno che ha permesso la pubblicazione di questa sua operina giovanile. Il riferimento più immediato vira inevitabilmente verso Il giovane Holden. Lo scanzonato protagonista si ritrova in un contesto scolastico apparentemente perfetto che rivela crepe che sono proprie della società che lo circonda e che lo alimenta. Il metodo della scuola Montanelli alimenta piccoli mostri e il tono scanzonato della narrazione produrrà alla fine la piega inaspettata di un episodio mortale, uno strappo che ci riporta alla vacuità dell’insegnamento. Il metodo in questione è stato inventato cent’anni prima per venire incontro alle esigenze dei poveri ma ora la situazione è completamente rovesciata. La scuola è in realtà frequentata da ricchi che pagano una retta sedici volte superiore a quella di una scuola normale. E nello squilibrio dell’insegnamento di classe sono contenute le ribellioni del protagonista/voce narrante. Sotto le pieghe di un’edificante didattica si celano insanabili contraddizioni che riguardano anche gli atteggiamenti verso un ragazzo ritardato. Le buone intenzioni del politicamente corretto si scontrano con una realtà ben diversa e quasi ostica verso i giovani frequentatori del complesso scolastico. In definitiva un testo di facile lettura che però contiene ambizioni ben maggiori rispetto alla quieta trama. La descrittività inclina verso il dramma in un climax di crescente apprensione. Herman Koch ha mosso un lungo cammino da questo primo testo rimanendo sempre fedele al proprio editore veneto. La falsità del perbenismo e di un benessere di facciata è smascherata dalle considerazioni amene, estrose e realistiche del protagonista che va a smascherare la demagogia del proprio ipocrita ambiente. Storia di un’adolescenza che sa crescere con gli occhi sempre più aperti.

data di pubblicazione:03/06/2019