La mattina del 16 giugno 1961 Rudolf Nureyev era in procinto di lasciare Parigi dopo che si era esibito con successo all’Opéra insieme alla Compagnia di Balletto del Teatro Kirov di Leningrado; la destinazione successiva della tournèe sarebbe stata Londra, prolungando così lo strepitoso trionfo soprattutto personale al di fuori dell’Unione Sovietica. Già in aeroporto, oramai pronto insieme agli altri ballerini per prendere il volo, alcuni funzionari del KGB, che non lo avevano mai perso di vista durante la permanenza parigina, gli comunicano che per un improvviso cambio di programma dovrà rientrare subito a Mosca per una esibizione straordinaria al Cremlino. Nureyev intuisce subito che tornato in patria non sarebbe più stato autorizzato a lavorare all’estero e decide di consegnarsi alla polizia di frontiera richiedendo formalmente asilo politico alla Francia.

 

 

Oramai archiviate le celebrazioni per i venticinque anni dalla scomparsa di Rudolf Nureyev, avvenuta proprio a Parigi nel gennaio del 1993, viene presentato nelle sale italiane il film che Ralph Fiennes ha diretto, e in parte interpretato, sulla figura straordinaria del ballerino più acclamato di tutti i tempi. Non tutti sanno che il suo lavoro come coreografo influenzò in maniera decisiva il concetto di danza in quanto riuscì a fondere insieme il balletto classico con quello moderno e diventando altresì il precursore di uno stile ancora oggi preso a modello dai ballerini di tutto il mondo. Nureyev, notoriamente molto impulsivo e poco incline al rispetto dell’ordine gerarchico, riuscì infatti a sovvertire le rigide regole impostegli nel balletto e ad accentuare l’importanza del ruolo maschile che sino a quel momento era stato mantenuto sotto tono rispetto a quello femminile. Proprio sulla lettura del suo singolare carattere si base il film di Fiennes senza soffermarsi troppo nel voler raccontare tout court gli esordi professionali dell’artista, quanto piuttosto il suo carattere e quanto questo influenzò la sua carriera e la sua vita. Nureyev sin da bambino aveva percepito la vocazione verso la danza nonostante le difficoltà ambientali e familiari in cui era inserito, prima a ridosso del secondo conflitto mondiale, e successivamente in piena guerra fredda quando l’Unione Sovietica soffriva di un totale isolamento politico.

Partendo da questi fatti il regista, che nel film si ritaglia per sé il ruolo del famoso coreografo del Teatro Kirov Alexander Pushkin, maestro oltre che di Nureyev anche di Baryshnikov, affida coraggiosamente il ruolo di protagonista a Oleg Ivenko, ucraino di 22 anni, famoso come ballerino della Tatar State Oper, ma alla sua prima volta davanti alla macchina da presa come attore. Dai ripetuti primi piani di Oleg si scorge una forte somiglianza con il grande Rudolf e, nonostante l’assoluta mancanza di esperienza cinematografica, il neo attore riesce ad esprimere il carattere deciso, spigoloso ed a tratti arrogante del grande ballerino; ma è con il suo talento professionale che Oleg riesce a sintetizzare la fisicità di Nureyev, la cui tecnica lo rendeva talmente leggero da rimanere sospeso e fuori da ogni reale dimensione.

Girato tra Parigi e San Pietroburgo, Nureyev-The white crow è un prodotto autoriale di tutto rispetto che riesce a mettere a nudo l’anima del grande ballerino-coreografo, ribelle e dissidente, capace di determinare il suo percorso personale e professionale contro ogni schema precostituito. Ralph Fiennes focalizza l’attenzione sul personaggio nella sua intimità più che realizzare un semplice biopic, confezionando così un sentito omaggio verso un ballerino che ha lasciato il suo segno indelebile nel mondo della danza e non solo.

data di pubblicazione:15/07/2019


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