Terzo romanzo di Michel Bussi pubblicato dalle Edizioni E/O. Incontriamo l’autore in una chiacchierata caratterizzata da batture e sorrisi amichevoli il 18 maggio nell’affollatissima sala Blu del Salone del Libro di Torino.

I libri di Michel Bussi sono ormai tradotti in tutto il mondo, leggerli è un viaggio alla scoperta di nuovi luoghi che, con la maestria che lo contraddistingue, rende reali e vivi davanti ai nostri occhi. Nel corso dell’intervista ha spiegato che tutti i luoghi in cui vengono  ambientati i suoi romanzi sono in qualche modo a lui  cari: la Normandia in cui vive e in cui si ambienta Ninfee nere, la Corsica di Tempo assassino di cui è originario il nonno, e ora il paradiso tropicale del dipartimento d’oltremare francese dell’isola de La Réunion, immersa nell’Oceano Indiano.

Bussi già conosceva la geografia delle isole vulcaniche di Stromboli e Vulcano, perché meta delle sue vacanze, ed è lì che è nato il germe di questo romanzo che è definitivamente sbocciato durante il soggiorno a La Réunion, che descrive con l’indiscutibile finezza e maestria del geografo qual è.

Tutto ha origine da un episodio minimo: la separazione avvenuta anni prima del protagonista Martial Bellion, un figlio condiviso e due genitori che fanno di tutto per rendersi la vita impossibile.

Bellion torna dopo anni sull’isola con la nuova moglie, Liane, e la loro figlioletta di sei anni, Josapha.

All’improvviso Liane scompare e Bellion si rivolge alla Brigata territoriale di gendarmeria perché inizino le ricerche, ma ben presto le cose cominciano a non quadrare; durante la perquisizione della stanza occupata dai Bellion all’Hotel Almanda vengono rinvenuti alcuni inconfondibili schizzi di sangue, dalla valigia da pic-nic della famiglia è scomparso un coltello, e la testimonianza della cameriera del piano, che giura di aver visto Martial Bellion spingere un carrello della biancheria fino al parcheggio dell’hotel, inchiodano il marito come unico sospettato della scomparsa e dell’omicidio di Liane.

A quel punto Bellion e la figlia scompaiono anch’essi.

Nelle pagine, che posso assicurarvi correranno rapide sotto i vostri occhi, assisteremo alla ricerca angosciosa di Liane da parte di Martial che trascinerà con sé la figlia.

Josapha sarà protagonista tanto quanto il padre del romanzo: sotto i nostri occhi avverrà la sua trasformazione e la piccina fragile, viziata, dispotica e spensierata che incontriamo a bordo piscina all’inizio della storia, si forgerà e troverà dentro di sé la forza per andare avanti, spinta dall’amore per la sua mamma e dalla speranza di ritrovarla. Sarà questa speranza che le permetterà di continuare a seguire il padre benché, nella sua testa e nel suo cuore, non sappia decidere se il suo ruolo è quello di eroe, vittima o assassino.

Oltre a padre e figlia, protagonisti indiscussi del romanzo, Bussi ci presenterà molti altri personaggi e a ognuno di essi darà modo di parlare e presentare la sua verità su ciò che è accaduto, mentre al lettore verrà richiesto di fare uno sforzo di comprensione della psicologia di ogni personaggio.

Definito l’erede di Agata Christie e della sua scuola del romanzo poliziesco, i romanzi di Bussì in realtà si allontanano dalla struttura classica dei polizieschi per concentrarsi più sulla psicologia dei personaggi; a tal proposito ha confessato di trovare ispirazione per le sue storie nel cinema d’azione facendo, su tutti, il nome di Shyamalan con Il Sesto Senso.

Una curiosità che ci ha rivelato l’autore è che in un primo momento per il libro aveva proposto il titolo di Zamal, un tipo di cannabis molto utilizzata sull’isola de La Réunion e che ha un suo ruolo nella storia, ma l’editore francese non lo riteneva politicamente corretto e venne scelto Ne lâche pas ma main.

Ha inoltre aggiunto che i titolo dei suoi romanzi sono spesso legati a canzoni francesi a cui fa riferimento anche nei romanzi, perché trasmettono emozioni forti ai lettori.

Un libro assolutamente da leggere.

data di pubblicazione:17/06/2017

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