(Teatro Piccolo Eliseo – Roma, 28 novembre/8 dicembre 2019)

Una donna malata invecchiata precocemente si spegne nell’arco dei 70’ di spettacolo. Ma la sua vera malattia forse è la solitudine. Monologo arricchito condito con la grande empatia di Lunetta Savino.

 

C’è un solo personaggio che si relazione (fintamente) con tanti interlocutori immaginati, disegnati scenicamente con grande maestria dall’interprete. C’è la colf, l’amica fidata, il giovane che gioca sul pianerottolo, la nipote interessato, il fidanzato fittizio. La protagonista ha 27 anni ma ne dimostra 60 per gli esiti di una rara malattia che determina il suo invecchiamento precoce. Ma non si rassegna. Lotta e vive insieme con il pubblico, consolandosi con il canto, pubblico anche, in un bar e con l’aspirazione al primo rapporto carnale con un teorico fidanzato a cui manda innumerevoli regali ma che (guarda un po’!) non risponde mai ai suoi inviti. Esibizione di pregio di un’attrice che ha fatto passi da gigante nel curriculum e si dimostra pienamente all’altezza per una prova di rara difficoltà. Teatro pieno e applausi scroscianti. E forse fa parte dell’esibizione anche la rutilante uscita di scena del novello Scaramacai tornato essere umano e non personaggio quando si libera di una parrucca attrezzo di scena. Per una volta la scena non è nuda come spesso avviene quando l’attore monologa. La porta è il deterrente delle uscite in cerca di normalità della donna sfiorita innaturalmente presto. Esibizione piena di gesti comuni e di vita quotidiana, con ripetizioni che sfiorano il sublime nella normalità/anormale di un’esistenza presto destinata a spegnersi di fronte ai crudeli ed enigmatici annunci del medico e alla prospettiva della chemioterapia. La fine è nota e non se ne uscirà senza dolore. Tina fa i conti con un destino che le presenta il conto e contro cui non si ribella più.

data di pubblicazione:08/12/2019


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