(Teatro Trastevere – Roma, 15/18 novembre 2018)

Chicago anni Venti del secolo scorso, il ricco Shlink, immigrato orientale proprietario di una grossa fabbrica di legname, entra in una biblioteca e trascina in una lotta senza motivo l’impiegato di turno, il giovane George Garga. Il primo pretende di comprare le opinioni del secondo, sfidandolo fino a che questo non cede alla tentazione di accettare tutta l’azienda che il potente imprenditore gli offre. Il ribaltamento della condizione sociale che si determina scatena il dramma, che si estende a tutti coloro che gravitano intorno ai due personaggi fino alla soluzione finale, dove un terzo individuo, finora insignificante, si appropria dell’azienda del primo e della famiglia del secondo.

Quando Bertold Brecht scrisse questa opera il teatro epico era ancora lontano dall’essere teorizzato, ma già dietro questo dramma, composto quando l’autore aveva appena 23 anni, si trova espressa, chiaramente in forma ancora germinale, la domanda che stimolerà tutta la sua produzione a venire: può il teatro rappresentare la società? Questo testo è quindi un esperimento per Brecht, tanto che ci fu bisogno di una riscrittura sei anni dopo la prima pubblicazione del 1922. Fare teatro allora diventa un vero e proprio atto di coraggio: lo fu per l’autore alle prime armi e lo è ancora oggi per questa compagnia in scena fino a domenica nel piccolo teatro di Trastevere e lo è per lo stesso teatro che ha scelto di mettere in cartellone il titolo. Coraggio e passione muovono questa messa in scena, povera e essenziale, perché il teatro si fa anche con i vestiti e gli oggetti che troviamo in cantina o buttati negli armadi, e l’impatto è straordinario e lascia ammirati. Brecht in fondo proponeva un teatro altro che fosse capace di staccarsi dallo sfarzo e dall’ingente impiego di mezzi che le grandi produzioni anche all’epoca richiedevano. La magia sta proprio nello scoprire in questi teatri “minori” e quasi sconosciuti compagnie di attori che sperimentano con dignitoso gusto testi antichi che altrimenti rimarrebbero incastonati nelle pagine polverose di un libro e di questi si deve lodare lo sforzo, genuino e sincero, che si legge nelle membra tese del corpo, nella concentrazione dello sguardo, nel sudore, vero, che cola dalla fronte.

Nella giungla delle città non è testo facile da rappresentare né da seguire, quello che si narra non è altro che una lotta immotivata tra individui che nella stessa società ricoprono differenti e opposti ruoli, ma sicuramente arricchisce di nuovi concetti la nostra esperienza e rende i piccoli teatri come questo luoghi dove vale la pena ogni tanto di andare a trascorrere una piacevole e costruttiva serata.

data di pubblicazione:16/11/2018


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