Libro di successo perentoriamente utile nei tempi del coronavirus dove le fughe culinarie degli italiani possono incidere sul sempre maggiore tasso di obesità dei connazionali, con particolare riferimento alla fascia adolescenziale. Ticca, apprezzato ex giocatore di basket, scienziato dell’alimentazione, spezza i tanti luoghi comuni che circondano le materie prima della gastronomia. Testo definitivo che coniuga il sapere viver, la buona digestione e la prevenzione soprattutto dalle malattie cardio/vascolari. Saggio scientifico ma alla portata di tutti, manuale empirico di buona sopravvivenza perché i pasti divengano una coerente idea di sostenibilità fisica e ambientale. Sarà bene addentrarci negli esempi per rendere edotti i potenziali lettori sull’utilità del libro. Pensavate forse che il latte a lunga conservazione contenesse minori principi attivi rispetto a quello tradizionale? Giudicavate lo yogurt un toccasana sopraffino per le nostre calorie? Opinavate che tra un pasto e l’altro occorre non toccare cibo? Tutte teorie di senso comune ma sbagliate. Ticca documenta con prove inoppugnabili come il pesce non contenga più fosforo della carne e allarma i salutisti sull’uso indiscriminato e borderline di vitamine e integratori alimentari. Che, come medicine, vanno assunti nella giusta dose. Il sovradosaggio è dietro l’angolo. Così si può scoprire che il caffè americano contiene più caffeina di un normale caffè espresso italiano e che il caffè ristretto infinitamente di meno perché ovviamente è una questione di quantità. Più ne bevi, più assumi caffeina. Smentita anche la teoria sull’utilità di non bere acqua durante i pasti e ridimensionata la funzionalità all’interno della dieta del classico bicchiere di vino rosso per pasto. Un capitolo a parte sull’alcool che spesso è pura assunzione di zuccheri. L’idea che un amaro possa contribuire a farci digerire è quanto di più lontano avvenga nella pratica. Tiene invece la teoria sui vantaggi di un digiuno prolungato di dodici ore: tra le cena serale e la colazione mattutina. Del resto non è un caso che musulmani ed ebrei abbiano mutuato buone credenze di astinenza dal cibo in combinato disposto con i dettami delle proprie rispettive religioni.

data di pubblicazione:24/03/2020

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