(Teatro India – Roma, 8/13 maggio 2018)

Irina oggi festeggia il suo compleanno. È felice perché noi siamo lì con lei a celebrare questo evento. Non ci vuole molto per capire che il suo desiderio è quello di raccontarci il suo dramma, ce ne vuole fare partecipi. E così ci parla di Matthias, l’uomo che ha sposato, del loro matrimonio, delle due gemelle nate dalla loro unione, e di come la sua vita, apparentemente normale, si sia lentamente e inspiegabilmente trasformata in tragedia. In una parola ci parla di lei.

 

Lo spettacolo prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto. Siamo alla fine di gennaio del 2011 e la storia è quella di Irina Lucidi, una donna, avvocata presso una multinazionale del tabacco con sede in Svizzera, ma soprattutto una mamma a cui il marito, dal quale si era separata, rapisce e fa sparire nel nulla le sue due figlie gemelle di sei anni prima di suicidarsi, qualche giorno dopo la sparizione, gettandosi sotto un treno a Cerignola in Puglia. Della sorte di Alessia e Livia, questo il nome delle bambine, a tutt’oggi non si sa nulla. “Non le vedrai più”, queste le parole del padre che le ha rapite, e molto probabilmente uccise.

Da questa dolorosa vicenda Concita De Gregorio ne trae un libro. È la stessa Irina che si rivolge all’editorialista e scrittrice per poterlo scrivere. Irina ha bisogno di rimettere insieme pezzo per pezzo tutto quello che la vita le ha mandato in frantumi e la scrittura è il mezzo attraverso il quale fissare e ordinare i suoi ricordi. Ma il libro, come afferma la scrittrice, non è una ricostruzione giornalistica dei fatti di cronaca, bensì il racconto della vicenda di una donna che riesce a sconfiggere il dolore attraverso l’amore. La colla, l’oro liquido che rimette insieme i pezzi rotti di un oggetto andato in frantumi (immagine tradotta dalla tradizione giapponese), è l’amore stesso. E di questo amore è pervaso tutto lo spettacolo di Giorgio Barberio Corsetti e Gaia Saitta, emozionante ed emozionata nei panni di Irina. Invitati dall’attrice, partecipano al racconto anche alcune persone del pubblico, che via via vengono indicate come gli attori della vicenda. Una trovata geniale, che subito ci coinvolge e ci fa passare da spettatori ad attori di un dramma, che potrebbe essere il nostro. Straordinaria è davvero Gaia Saitta, che dà prova di essere un’attrice di grande maturità, ma soprattutto di grande cuore (non è difficile intravedere una reale commozione nei suoi occhi), che riesce ad avvolgere tutto il pubblico in un solo abbraccio. In scena tante cornici: sono i confini dentro i quali si vogliono mettere a posto le cose man mano che si tentano di ricordare i fatti accaduti, ma poi ci accorgiamo che non servono, che sono stretti e inutili. La vita è vasta più di un oceano e il tempo diventa fluido come l’acqua nel quale siamo immersi.

data di pubblicazione:09/05/2018


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