Il film campione d’incassi in Italia e in Europa dell’inizio stagione è questo Lucy con il quale Luc Besson torna a occuparsi di un personaggio femminile fuori da tutti gli schemi, come aveva già fatto in Nikita e nella sua personalissima versione di Giovanna D’Arco. Qui abbiamo una ragazza dalla vita sregolata e con un quoziente intellettivo mediocre che si trova catapultata in un intrigo molto più grande di lei di cui evitiamo di citare tutte le fasi drammaturgiche perché oltremodo complicate e perché si rischierebbe di anticipare le parti migliori del film. Basti sapere che Lucy dovrà nascondere nel proprio stomaco un tipo di droga nuova e potentissima che la trasformerà in un essere super-umano che avrà infinite possibilità cognitive, arrivando alla fine a poteri soprannaturali quasi fosse Dio. L’idea pare che sia venuta a Besson da una vecchia teoria per cui l’uomo sfrutta in media una bassa percentuale del suo potenziale mentale e chiedendosi che succederebbe se provasse a sfruttarne, invece, il 100 per cento. Ipotesi fascinosa e vertiginosa, che alla prova della realizzazione cinematografica senz’altro diverte ma solo in parte convince. Infatti tutto sfocia in un susseguirsi di scene esplosive, ipercinetiche tra interminabili sparatorie a lungo andare stucchevoli. E non bastano spruzzatine di metafisica e punte di filosofia di sunti Bignami per connotarle di fantascienza intelligente. Quanto alla protagonista Scarlett Joansson, non si riesce a capire perché un’attrice della sua levatura si vada specializzando in fanta-figure femminili (la voce tecnologica di Her, l’aliena di Under The Skin e ora Lucy) dove le doti interpretative escono umiliate.

data di pubblicazione 31/10/2014


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