LORO 1 e LORO 2 di Paolo Sorrentino, 2018

Alla maniera di Sorrentino, nel film si parla di Berlusconi e del volgare e famelico ambiente che ha segnato la vita del Paese per oltre un venticinquennio, ma anche di Silvio ripreso nella sfera privata del lento e, per lui, inaccettabile declino.

 

Occorre dirlo in primis, la pellicola del talentuoso regista italiano (forse il migliore dei nostri cineasti), ha fortemente diviso pubblico e critica. E non potrebbe essere diversamente per almeno due ovvie ragioni: la scelta del protagonista Berlusconi, e la concezione del cinema di Sorrentino. Berlusconi, come si sa, lo si ama o lo si odia per ragioni, diciamo, ideologiche; Sorrentino anche, perché non fa film didascalici e/o didattici, tantomeno dichiaratamente politici e nemmeno di facile lettura: reinterpreta piuttosto persone e situazioni mischiando ad arte odori, colori, sapori e suoni, sogni e incubi, presente e passato. Così, anche Loro è un’opera incredibile, inedita nel panorama italiano. Se ne Il caimano di Moretti c’era la crisi politica del nostro Paese come conseguenza della “iattura” Berlusconi, in Loro c’è un mondo decadente, fatuo e corrotto, ma leggibile solo in trasparenza in chiave politica. Il film, inopinatamente diviso in due parti, acquista la sua piena valenza solo nel suo corpus unitario: visionato infatti nella sua interezza, consente una comprensione più consapevole e quindi la possibilità di un giudizio sereno ed esaustivo del progetto di Sorrentino e Contarello (secondo sceneggiatore). La prima parte ha molto scandalizzato i benpensanti per la ricostruzione cruda e lisergica, a botte di sesso e cocaina, dell’entourage di Berlusconi (nani e soprattutto ballerine decisamente discinte), ma ha, in qualche misura, deluso anche quanti hanno trovato assolutoria l’umana comprensione verso l’uomo-Berlusconi alle prese con la sua crisi coniugale nello splendore di Villa Certosa. Non entro ovviamente nella disputa ideologica, mi limito a cogliere (come ne La Grande Bellezza o in Young Pope) alcuni dei tratti salienti della cinematografia di Sorrentino: una robusta sceneggiatura, il continuo variare dei toni, la forza di alcune scene-madri (la pecora dell’inizio, come il vulcano del finale, tanto per citarne un paio), la colonna sonora e, naturalmente, il supporto di attori, tutti nei rispettivi ruoli, bravi a reinterpretare senza farne macchiette i personaggi noti della triste saga berlusconiana. Tony Servillo è come sempre alla sua altezza, Elena Sofia Ricci è una convincente Veronica Lario e Riccardo Scamarcio un Tarantini, corifeo ed assolutamente credibile. In perfetto stile “cene eleganti”, sono altrettanto calzanti le interpretazioni della bella Kasia Smutniak (la Began) e della deliziosa e misurata Euridice Axen (la moglie di Tarantini). Non mancano sarcasmo, scene divertenti o urticanti, silenzi e dialoghi. Fra le molte frasi cult, va decisamente annoverata la risposta di Silvio a Veronica che gli imputa di non aver prodotto mai trasmissioni culturali sulle reti Mediaset e la sua replica “ma se c’erano i quiz di Mike!”. Così si alternano nel film momenti, attimi, in cui un personaggio ai limiti del patetico è visto con una qualche simpatia, quasi a volerne vedere una umanità segreta da contrapporre alla volgarità e alla mancanza di scrupoli dell’uomo pubblico. Basterebbe a giustificare il prezzo del biglietto, ma, se qualche perplessità poteva nascere dopo Loro 1, la visione della seconda parte, ancor più inquadra personaggi e atmosfere e pur con qualche inevitabile momento di stanca (non stiamo parlando di Quinto Potere) i tratti del “caimano” vengono in luce tutti: l’individualismo, la manipolazione (esilarante la scena della campagna-acquisti dei sette senatori dell’opposizione), la falsità, l’omertà (anche nel faccia a faccia con Veronica), la misoginia e la paura di invecchiare, autentico tallone d’Achille. Montaggio perfetto, fotografia ineccepibile, scelta delle locations da favola, completano in modo altamente professionale un film che meglio sarebbe stato vedere in un’unica sessione, ma che comunque conferma lo stato di grazia del regista. In ultima analisi sembra che la riflessione che Sorrentino fa su Berlusconi riguardi la inconoscibilità del personaggio, il mistero sul passato di uomo che “costruisce muri” che vede solo col suo amico Confalonieri. L’altra riguarda un po’ tutti coloro che in fondo si sono identificati o hanno creduto all’uomo di Arcore.

Da vedere, per discuterne

data di pubblicazione:12/05/2018


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2 Responses

  1. TIZI ha detto:

    Loro, ovvero Loro 1 e Loro 2 (concordo nella possibilità di vederlo in un’unica proiezione) conferma la visione oltre i fatti, oltre le cronache, oltre le apparenze con cui Sorrentino racconta l’uomo (non solo o non necessariamente Silvio). Loro è la storia di Lui , lei, loro ovvero noi e di ognuno di noi. E’ un film che prende spunto da episodi di politica, da fatti che hanno drammaticamente segnato la storia italiana, dal protagonista Silvio Berlusconi per parlare di ognuno di noi e per raccontare debolezze, vizi e fragilità insite in ogni persona, uomo o donna che sia, innamorata di se stessa in primis e/o della vita a modo suo. Se i primi 45 minuti di Loro1 possono a tratti stuccare lo spettatore e quasi infastidirlo dando l’impressione di trovarsi davanti a una mediocre fiction Mediaset – di quelle che non guardi nemmeno quando si è costretti a casa con l’influenza (ma probabilmente è proprio questo lo scopo del regista) – poi, finalmente, ha inizio l’analisi più intima e visionaria della storia d’amore di Silvio Berlusconi: del suo amore sconfinato per se stesso da vivere e realizzare attraverso gli altri, ovvero attraverso la costante necessità di ricevere amore, lusinghe, complimenti e adorazione da tutti coloro i quali aspirano o vedono realizzarsi i propri sogni suo tramite. Eccezionale l’interpretazione di Toni Servillo che all’inizio di LORO 2 si sdoppia. Fermi i topos della regia di Sorrentino (simbolismo degli animali, eterogenea e perfetta scelta di brani musicali che si alternano alle note composte dal fidato Lele Marchitelli), appare graffiante e come sempre geniale la mano e la lettura del regista premio Oscar il quale, senza voler spoilerare troppo, regala un finale di poesia e umanità straordinario (simbolicamente arguta la statua del Cristo che si porta dietro tutta una serie di significati (Dio, il martire crocifisso, Lui) che, anche ironicamente, possono affiancare o contrapporsi al presunto protagonista Silvio Berlusconi), quasi a voler sottotitolare il vero significato di “LORO” e a ribadire come si tratti a tutti gli effetti di una storia d’amore sotto molteplici sfumature. Come accade per tutti i film di Paolo Sorrentino, si ha “fame” di rivederli poco dopo per meglio vivere e assaporare la meraviglia del suo cinema. Da vedere!

  2. Antonella ha detto:

    Concordo anch’io sulla non necessità di scindere il film in due capitoli, anche perché dopo il primo si va a vedere il secondo più per dovere di completezza che per la reale ansia di sapere come va a finire.
    Premetto che il mio giudizio è quello di una spettatrice sprovvista dei necessari strumenti tecnici per comprendere una cifra artistica così elevata come quella di Sorrentino, ma la regia mi è sembrata un po’ appannata rispetto al passato e la sceneggiatura non così incisiva come al solito: le battute che mi sono piaciute di più, sono quelle davvero pronunciate da Mister B.! E’ vero, questa voleva essere una metafora che “prende spunto” da Berlusconi e dalla sua parabola umana e politica, però se Servillo compare sul grande schermo con la “maschera” di Berlusconi, io mi aspetto di vedere (anche) un film su di lui. E invece si fatica ad andare oltre quello stereotipo di Silvio che abbiamo imparato a conoscere attraverso i media e le sentenze, le sue televisioni e i commenti dei Capi di Stato.
    Quanto agli attori, oltre all’impeccabile Servillo, ho trovato piacevolmente sorprendenti Elena Sofia Ricci e Kasia Smutniak (che interpreta uno dei personaggi più complessi tratteggiati da LORO) . Non all’altezza del ruolo, invece, Riccardo Scamarcio, che si trova a dover reggere la prima parte di LORO 1, ma non ha le spalle abbastanza robuste per farlo.
    Berlusconi, in ogni caso, risulta simpatico, consapevole e, a suo modo, lungimirante: uno che, insomma, “conosce il copione della vita” e si concede il lusso di scegliere il personaggio da interpretare. Nei giorni della sua riabilitazione giuridica, dunque, LORO offre anche l’occasione per una (sia pur complessa) riabilitazione umana. Anche se l’ultimo capitolo della storia di B. non è ancora stato scritto. Cosa racconterebbero LORO 3 e LORO 4? Cosa c’è oltre le macerie del ventennio berlusconiano?

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