Alla maniera di Sorrentino, nel film si parla di Berlusconi e del volgare e famelico ambiente che ha segnato la vita del Paese per oltre un venticinquennio, ma anche di Silvio ripreso nella sfera privata del lento e, per lui, inaccettabile declino.

 

Occorre dirlo in primis, la pellicola del talentuoso regista italiano (forse il migliore dei nostri cineasti), ha fortemente diviso pubblico e critica. E non potrebbe essere diversamente per almeno due ovvie ragioni: la scelta del protagonista Berlusconi, e la concezione del cinema di Sorrentino. Berlusconi, come si sa, lo si ama o lo si odia per ragioni, diciamo, ideologiche; Sorrentino anche, perché non fa film didascalici e/o didattici, tantomeno dichiaratamente politici e nemmeno di facile lettura: reinterpreta piuttosto persone e situazioni mischiando ad arte odori, colori, sapori e suoni, sogni e incubi, presente e passato. Così, anche Loro è un’opera incredibile, inedita nel panorama italiano. Se ne Il caimano di Moretti c’era la crisi politica del nostro Paese come conseguenza della “iattura” Berlusconi, in Loro c’è un mondo decadente, fatuo e corrotto, ma leggibile solo in trasparenza in chiave politica. Il film, inopinatamente diviso in due parti, acquista la sua piena valenza solo nel suo corpus unitario: visionato infatti nella sua interezza, consente una comprensione più consapevole e quindi la possibilità di un giudizio sereno ed esaustivo del progetto di Sorrentino e Contarello (secondo sceneggiatore). La prima parte ha molto scandalizzato i benpensanti per la ricostruzione cruda e lisergica, a botte di sesso e cocaina, dell’entourage di Berlusconi (nani e soprattutto ballerine decisamente discinte), ma ha, in qualche misura, deluso anche quanti hanno trovato assolutoria l’umana comprensione verso l’uomo-Berlusconi alle prese con la sua crisi coniugale nello splendore di Villa Certosa. Non entro ovviamente nella disputa ideologica, mi limito a cogliere (come ne La Grande Bellezza o in Young Pope) alcuni dei tratti salienti della cinematografia di Sorrentino: una robusta sceneggiatura, il continuo variare dei toni, la forza di alcune scene-madri (la pecora dell’inizio, come il vulcano del finale, tanto per citarne un paio), la colonna sonora e, naturalmente, il supporto di attori, tutti nei rispettivi ruoli, bravi a reinterpretare senza farne macchiette i personaggi noti della triste saga berlusconiana. Tony Servillo è come sempre alla sua altezza, Elena Sofia Ricci è una convincente Veronica Lario e Riccardo Scamarcio un Tarantini, corifeo ed assolutamente credibile. In perfetto stile “cene eleganti”, sono altrettanto calzanti le interpretazioni della bella Kasia Smutniak (la Began) e della deliziosa e misurata Euridice Axen (la moglie di Tarantini). Non mancano sarcasmo, scene divertenti o urticanti, silenzi e dialoghi. Fra le molte frasi cult, va decisamente annoverata la risposta di Silvio a Veronica che gli imputa di non aver prodotto mai trasmissioni culturali sulle reti Mediaset e la sua replica “ma se c’erano i quiz di Mike!”. Così si alternano nel film momenti, attimi, in cui un personaggio ai limiti del patetico è visto con una qualche simpatia, quasi a volerne vedere una umanità segreta da contrapporre alla volgarità e alla mancanza di scrupoli dell’uomo pubblico. Basterebbe a giustificare il prezzo del biglietto, ma, se qualche perplessità poteva nascere dopo Loro 1, la visione della seconda parte, ancor più inquadra personaggi e atmosfere e pur con qualche inevitabile momento di stanca (non stiamo parlando di Quinto Potere) i tratti del “caimano” vengono in luce tutti: l’individualismo, la manipolazione (esilarante la scena della campagna-acquisti dei sette senatori dell’opposizione), la falsità, l’omertà (anche nel faccia a faccia con Veronica), la misoginia e la paura di invecchiare, autentico tallone d’Achille. Montaggio perfetto, fotografia ineccepibile, scelta delle locations da favola, completano in modo altamente professionale un film che meglio sarebbe stato vedere in un’unica sessione, ma che comunque conferma lo stato di grazia del regista. In ultima analisi sembra che la riflessione che Sorrentino fa su Berlusconi riguardi la inconoscibilità del personaggio, il mistero sul passato di uomo che “costruisce muri” che vede solo col suo amico Confalonieri. L’altra riguarda un po’ tutti coloro che in fondo si sono identificati o hanno creduto all’uomo di Arcore.

Da vedere, per discuterne

data di pubblicazione:12/05/2018


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