(Teatro Piccolo Eliseo – Roma, 12/22 dicembre 2019)

Teatro nel teatro, efficacemente. Dalle Brigate Rosse ai piccoli dissidi interni di una compagnia che punta al successo attraverso il sequestro del Grande Critico. Inutilmente..

 

Piccolo spettacolo di charme senza gli effetti speciali e la mondanità del Grande Eliseo. Con un pubblico di nicchia che scoppia a ridere nelle svolte micidiali della comicità a portata di mano. Quattro attori che diventano solisti nei momenti di maggiore climax. Sfigati? Irrealizzati più che altro, in cerca di successo. Soprattutto quello che potrebbe venire dalla visione dalla recensione di un critico radical chic che riflette tutti i peggiori difetti della categoria giornalistica. Vanesio, superficiale, bugiardo e super-impegnato. Così dopo che la piccola compagnia riesce a ritrovare un filo logico di programmazione dopo liti e chiarimenti faticosi il grande giorno sembra arrivato. Ma la delusione sarà cocente perché l’illustre ospite non arriverà. Ed allora il testo entra nel testo. Il flash back sulle Brigate Rosse diventa il sequestro del critico che legato e imbavagliato viene obbligatoriamente e coattivamente costretto ad assistere allo spettacolo. Ma si addormenterà e dunque svanirà consenso e recensione. Mesta uscita di scena e finale gramo, sconsolato che riflette un po’ metaforicamente lo stato di una categoria inappagata che fa fatica a sbarcare il lunario. Dunque la prova in cento minuti del quartetto di Lisma diventa anche una fotografia sullo stato difficile dell’arte teatrale. Delle difficile combinazione tra artigianato e sopravvivenza. Contenuta anche la caricata di un superatissimo teatro sperimentale dove primeggiava il corpo, l’occhiuto e strumentale richiamo a Pasolini. Vincerà la tesi del regista. Vincerà il naturalismo che è incontro di uomini, di storie e di contraddizioni. Dunque un sottotesto che si legge in maniera defilata rispetto ai fuochi artificiali di notevoli esplosioni di comicità.

data di pubblicazione:18/12/2019


Il nostro voto:

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