(Teatro Eliseo – Roma, 3/15 dicembre 2019)

Letteratura al cinema con qualche problema di mimesi e di rappresentazione. Duetto di attori per un’innocenza che viene contaminata dal sospetto di una insinuante cultura giornalistica del fango. Attualissimo richiamo ai nostri tempi.

 

Impresa ardua quella di trapiantare un classico del premiato autore tedesco a teatro nei limiti delle pareti esistenti e di una storia letterariamente assai dilatata. Lo scrittore aveva puntato sul dissidio tra la donna protagonista e il giornalista mentre la versione teatrale si apre a ventaglio ad altri scenari, in particolare al rapporto malcelato di affetto tra il datore di lavoro e la governante, progressivamente trascinata in uno scandalo dal quale non sembra poter uscire. C’è il poliziotto cattivo e quello buono. C’è la madre, c’è l’amica, c’è la moglie dei benestante. Il fascino di Katharina viene fuori progressivamente disvelato dal folle e irrazionale sentimento verso un presunto terrorista che alla fine si rivelerà un criminale abbastanza innocuo. Tanto rumore per nulla? No, perché ci scappa il morto. Il giornalista che deforma persino le interviste incurante di ogni possibile deontologia professionale. C’è catarsi e climax in questa esecuzione, legittima difesa dopo un tentativo di approccio sessuale. Risulta leggermente ostica la narrazione in terza persona di Katharina che serve a raccordare le storie e ad accorciare lo sviluppo della vicenda, espediente forse inevitabile. Mazzotta continua a rivelarsi ben più dotato dello stereotipo di Fazio, spalla di Zingaretti in Montalbano. Del resto aveva già rivelato il proprio talento in Anime Nere, il più fedele film sulla ‘ndrangheta della cinematografia italiana minuti. Non è uno spettacolo facile con qualche caduta di ritmo, frutto del voler dire tanto e dello sforzo immane di condensazione di un’opera letteraria che gode di un ritmo cadenzato.

data di pubblicazione:18/12/2019


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