Daniele Poto nella sua opera Lo sport tradito (37 storie in cui non ha vinto il migliore), compie una sorta di amaro percorso attraverso oltre un secolo di storie di tanti sport in cui lo spirito di De Coubertin è stato talora dimenticato per la slealtà umana, ma ancor più spesso calpestato per motivi politici e di bramosia di denaro e potere.

I valori di lealtà e sana concorrenza degli atleti e delle squadre in competizione nelle più diverse discipline sono ormai del tutto soverchiati dagli interessi economici imposti dagli sponsor, dai palinsesti televisivi, da influenze politiche, anche tramite corruzione e doping.

E se è certo che tali fenomeni si verificano con crescente frequenza e gravità, è allo stesso tempo vero che anche in passato, già nella seconda metà dello scorso secolo, si ricordano tanti episodi di “sport tradito”.

L’autore quindi, con grande dovizia di particolari, ci parla dei fenomeni di “doping di stato” delle mitiche nuotatrici della DDR negli anni ’70, più robuste dei nostri attuali campioni di nuoto, così come del fenomeno contemporaneo riguardante le più diverse discipline nella Russia di Putin, passando attraverso il periodo cinese.

Allo stesso tempo apprendiamo delle grandi manovre politiche degli organismi internazionali, a partire dal CIO e dalle Federazioni sportive internazionali, con esclusione di Paesi dai grandi eventi sportivi per fornire un’idea di pulizia, e dai ripescaggi in forma alternativa degli atleti per giungere a compromessi di natura politica e per non sminuire gli eventi televisivi.

Si passa poi alla rappresentazione della slealtà a tutti livelli, dai goal di mano di Maradona durante i Mondiali di Calcio, alla monetina che fa svenire Alemao, fino ai racconti di Mazzola che narra dei falliti tentativi di combine della Nazionale di Calcio, passando per i sorteggi truccati di Platini per favorire la propria nazionale francese.

Purtroppo la memoria del pubblico sportivo è assai corta, per cui si dimenticano tanti eventi che in realtà avrebbero dovuto far perdere ogni credibilità ad un sistema in cui tanti dei protagonisti, atleti, dirigenti ed arbitri, se non sono corrotti sono sleali.

Correttamente l’autore non vuole fornire un quadro completo dei tradimenti dei veri valori dello sport, ma solo rinfrescare la memoria del lettore per ricordare quanto di falso e fasullo ci sia in tante prestazioni ed episodi dello sport, che invece dovrebbe essere esempio di lealtà.

data di pubblicazione:04/02/2019

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