(66^ Festival di Cannes – Sezione Un Certain Regard)
Il lago: un luogo claustrofobico di sesso e morte
Le sequenze si ripetono monotone tra un parcheggio assolato, un boschetto, una spiaggia sul lago. Tipica ambientazione gay per addetti ai lavori. Ci si chiede, come sempre, se le scene e gli amplessi siano eccessivamente espliciti o necessari. Ma allo spettatore vaccinato a questo od altro, queste scene non disturbano lo svolgersi dell’azione dove sesso e morte sembrano coinvolgere il protagonista (Franck). L’indifferenza di fronte al pericolo persino della propria vita di fronte alla passione amorosa, rende la storia avvincente e trattiene lo spettatore con il fiato sospeso. Dove ci porterà il tutto? La calma apparente del lago cosa nasconderà? Un animale mostruoso degli abissi o semplicemente un delitto? Ci si chiede: perche? Tra tutti i frequentatori della spiaggia viene evidenziata la figura di Henri, unico non gay “doc” dell’intera vicenda, ma anch’egli non esente da una morbosa attrazione verso la morte. Ottime le inquadrature che hanno portato al regista Alain Guiraudie un premio per la miglior regia al Festival di Cannes di questo anno, sezione Un Certain Regard. Film cupo come il buio e la solitudine che incombono alla fine sui luoghi, dove tutto è avvolto dal silenzio. ma solo il tempo di una notte. Al mattino si ripete il rituale con un intreccio, senza sosta, di sguardi e di abbordaggi facili e dove il voyerismo coinvolge tutti, persino lo spettatore più recalcitrante e benpensante…


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