(Teatro Vascello – Roma, 18/31 dicembre 2018)

La rilettura in chiave “ecologica” di un classico è la proposta del coreografo Massimiliano Volpini in scena fino al 31 dicembre al Del Vascello. La storia solo marginalmente ricorda la complessa e lunga favola di fine Ottocento, indissolubilmente legata alla grande musica di Tchaicovsky.

 

Non c’è delusione, ma evidente sorpresa nella fruizione del celebre balletto così rivisitato. Stupisce la nuova ambientazione ( non più la dimora borghese della fiaba di E.T.A. Hoffman) che ci conduce nei bassifondi di una metropoli fra “un popolo degli abissi” o “invisibili” o ribelli senza causa, alle prese con problemi di sopravvivenza e in lotta perenne con agguerriti “vigilanti”/topi. A ricordarci vagamente l’originale ci pensa la storia dei due giovani (Clara e Il Fuggitivo) che provano a superare il muro che divide la città affrontando cruenti scontri che ricordano La battaglia dei topi dell’originale  trasformandola in lotte di strada. A un certo punto, sembra di essere dalle parti di West Side Story, ma il coinvolgente incedere della musica e la bravura dei giovani protagonisti,  pur alle prese con le  nuove coreografie, tranquillizzano anche gli spettatori più scettici. Il viaggio immaginato dal fantasioso Massimiliano Volpini ha certamente i suoi pregi, certamente, quello della sorpresa: non ci sono i pupazzi e soldatino di recupero ma un’ambientazione da periferia in abbandono. Ne consegue che anche i costumi nella scena di apertura sono bizzarri e gli stessi  materiali  come il cartone, il legno, il vetro  fanno pensare a una scelta ecologica del suo ideatore (un riciclo virtuoso?). Dimenticando però tutto quello che c’è dietro (retropensieri sul concetto di festività, smarrimento delle identità sociali, lotta al sistema…), lo spettacolo ha comunque una sua forte ragion d’essere grazie alle coerenti coreografie e l’abilità dei giovani della compagnia del Balletto di Roma, tutti particolarmente espressivi e ben affiatati,  con Eleonora Pifferi (Clara) e Paolo Barbonaglia (Il Fuggitivo) su tutti. A riportarci, sia pure marginalmente, dalle parti dell’originale ci pensa un secondo atto, più tradizionale, che regala anche  il balletto sulle punte di innegabile fascino per i cultori del genere.

La risposta del pubblico non è mancata a riprova che, anche attraverso impostazioni originali, se ben diretti e rivisitati in modo intelligente, i “classici” riusciranno sempre a sopravvivere magari   interessando nuove platee di giovani. In questa chiave Lo Schiaccianoci di Volpini può dirsi tentativo riuscito.

data di pubblicazione:20/12/2018


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