Mussò da quando ha esordito in Francia nel 2004/05 è uno scrittore, con oltre 35 milioni di copie vendute nel mondo, che ha inanellato da allora ad oggi mediamente un libro l’anno, quasi tutti best seller più volte adattati per TV e Cinema. Il suo è uno stile letterario accattivante e moderno capace di dare ritmo a storie ove in genere si mescolano, con molta scaltrezza, suspense ed emozioni, fantastico e realtà con atmosfere poliziesche da noir. L’autore è entrato nelle classifiche delle vendite italiane solo da alcuni anni e la casa editrice, cavalcando l’opportunità, ha tradotto e dato alle stampe per Natale anche quest’ultimo libro, che, in realtà, era già uscito in Francia nel 2015.

L’Istante Presente non è né un thriller né tantomeno un noir, semmai è un insolito fantasy. Ambientato a New York narra le suggestive vicende di un giovane medico che colpito da “una sorta di maledizione” è costretto per 24 volte, dal 1991 al 2015, a salti temporali senza poter, di conseguenza, vivere in continuità una vita di affetti normali, e così via fino al suo ultimo viaggio nel tempo oltre il quale non si sa cosa accadrà.

Lo spunto, pur se non originalissimo, non è banale ed il lettore viene inizialmente catturato dall’intrigo e da un clima di sospensione onirica, ma, la mancanza di solidità e spessore dei personaggi appena abbozzati e la ripetitività delle situazioni fanno cadere il mordente già a metà percorso, generando una sensazione di vuoto. Manca l’azione, manca l’empatia con la storia, fino ad arrivare poi ad una conclusione sconcertante che più finta non può essere. Quel che può apparire un colpo di scena geniale è, al contrario, un finale banale che apre ad un risvolto psicoanalitico e metaforico sull’egoismo dello scrittore troppo impegnato per riuscire a vivere la sua vita, i suoi dolori e le sue gioie. Uno scrittore che scrive di uno scrittore come già in La ragazza di carta e in Central Park. Far terminare così i propri libri non è un elemento distintivo autoriale, ma piuttosto una caduta di qualità narrativa, una delusione, in totale incoerenza con la storia raccontata cui viene quasi appiccicata quale messaggio moralistico. Alla fine sembra sempre lo stesso libro: … una storia fantastica, un amore difficile, un colpo di scena con poco mordente. Mussò ha sì un certo qual talento, ma un romanzo l’anno è troppo per tutti, anche lui dovrebbe avere il coraggio di scrivere di meno e scrivere meglio e di osare di uscire da sentieri ormai battuti e ribattuti.

data di pubblicazione:14/02/2020

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