Atari è un ragazzo di dodici anni che, a seguito della improvvisa morte dei genitori, è stato dato in affidamento allo zio Kobayashi, corrotta figura governativa che ricopre la carica di sindaco di Megasaki. A seguito di un contestato decreto pubblico, viene deciso che tutti i cani debbano essere portati via dai loro padroni e trasferiti in una isola lontana dove vengono giornalmente ammassati i rifiuti della città. Il ragazzo, che viene così privato del suo fedele cane da guardia Spots, decide di rintracciarlo e a bordo di un Junior-Turbo, piccolo aereo in miniatura da lui stesso costruito, approda sull’isola. Con l’aiuto di una piccola banda di altri 5 cani inizia così un viaggio epico sulle tracce del suo fido amico e l’esito di questa ricerca sarà determinante per il futuro dei cani e della stessa Prefettura, i cui scandali da tempo nascosti diverranno di pubblico dominio.

 

 

Wes Anderson, regista, produttore e sceneggiatore texano, ama trasferire la propria personale eccentricità nei personaggi da lui stesso creati e portati sul grande schermo. Con una carriera oramai di tutto rispetto, nel 2012 il suo film Moonrise Kingdom, ambientato su un’isola leggendaria viene prescelto come film d’apertura a Cannes, e nel 2014 il suo The Grand Budapest Hotel, con Ralph Fiennes ed un cast di prim’ordine, apre il Festival di Berlino. Non ci stupiamo quindi che anche nell’ultima edizione della Berlinale il suo ultimo film L’isola dei cani, sia stato preferito tra i vari film in concorso per avviare la kermesse berlinese 2018. Dopo il successo di Fantastic Mr. Fox, è uscito nelle sale italiane questo suo secondo film di animazione, in cui il brillante regista adotta la particolare tecnica dello stop motion con il montaggio di foto che si susseguono creando il movimento della scena. Il risultato ottenuto è quello di una immagine molto nitida e naturale che ben si discosta dai normali animated cartoon a cui siamo abituati. La storia del piccolo e coraggioso Atari alla ricerca del suo fedele cane Spots si può considerare una favola dei giorni nostri che ci riporta in un mondo di buoni e cattivi, dove ai primi non rimangono molte armi a disposizione per sconfiggere le ingiustizie perpetrate dai secondi. Come in tutte le favole che si rispettino gli animali possono esprimersi con parole che noi comprendiamo, ma in questo film non a caso è il linguaggio degli uomini ad essere incomprensibile e a necessitare di una traduzione simultanea. Lo spettatore entra quindi in sintonia con i quadrupedi esiliati e destinati allo sterminio mentre trova difficoltà ad intendersi con gli umani e a accettare i loro marchingegni per accaparrarsi a tutti i costi il potere. Atari, con la freschezza dei suoi dodici anni, è l’unico che riesce a riscattare l’uomo dal pantano di corruzione in cui è caduto. Il film ha ottenuto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia e racchiude in sé una morale sincera, prerogativa questa di tutte le favole, vecchie o nuove, che sembrano tutte proporci ripetutamente la quintessenza delle domande: Chi siamo? Chi vogliamo essere?

data di pubblicazione:17/05/2018


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