Abel (Louis Garrel)e Marianne (Laetitia Casta) sono separati da più di otto anni. Si ritrovano al funerale del migliore amico di lui, l’uomo per cui lei lo aveva lasciato. Tornano insieme, ma il tempo è passato e le cose son molto cambiate: c’è il piccolo figlio di lei che semina dubbi sulla morte del padre e, c’è soprattutto la giovane e bella Eve (Lily-Rose Depp) da sempre innamorata di Abel.

 

A conferma della poliedrica ricchezza e vivacità creativa e realizzativa del Cinema Francese e della capacità dei suoi giovani autori di saper rappresentare tutte le variegate sfaccettature della realtà sociale e culturale del Paese, siamo passati dalle emarginazioni e preoccupazioni sociali di Les Invisibles di cui abbiamo già scritto, alla rappresentazione di un altro aspetto della realtà francese: quel certo mondo tutto e proprio parigino con personaggi belli e brillanti, presi fra problemi d’amore, appartamenti e lavori di prestigio e locations da cartolina della città. A tal proposito, abbiamo visto ieri in anteprima nazionale, in occasione di questa IX edizione del Festival del Nuovo Cinema Francese, L’homme fidèle, l’opera seconda di L. Garrel, giovane e già affermato attore, dotato di talento vivace, geniale figlio d’arte nonché marito di Laetitia Casta (cos’altro di più?). Il talentuosissimo Garrel, con questo suo nuovo film di cui è tutto: cosceneggiatore, attore e regista, mette in scena le vicende di un uomo combattuto ed incerto fra le strategie amorose di due donne, incapace di fare le proprie scelte e che si affida al Destino pronto a farsi prendere da colei che l’ama di più. Un triangolo amoroso assai complicato in cui l’alter ego del regista: Abel, sembra una marionetta contesa nel gioco d’amore. Uno studio sentimentale ben cesellato, un gioco di manipolazione intrigato ed intrigante dai risvolti noir, al cui centro è un piccolo uomo apparentemente goffo, innocente e fedele, affascinato dalle donne e dall’eterno mistero femminino, e, nel contempo, incapace di comprenderle e di capire come poter essere amato da loro.

Figlio di un grande regista della Nouvelle Vague il giovane cineasta ci regala un film in cui umori, sapori e tocchi ricordano scientemente e maliziosamente proprio la Nouvelle Vague: il modo stesso di filmare, l’uso della voce fuori campo, le riprese in esterno lungo le strade di Parigi, l’alter ego che ricorda tantissimo l’Antoine Doinet, alter ego di Truffaut, le varie situazioni, il triangolo amoroso… Citazioni e rimandi a non finire, che fanno la gioia dei cinefili. Una Nouvelle Vague però rivisitata, modernizzata con accenti più ironici e comici che non seri, una variazione sui problemi amorosi resa attuale e fatta con il gusto per l’assurdo, un bel po’di humour ed una falsa suspense. In buona sostanza il regista dimostra di saper attraversare abilmente tutti i generi: dalla commedia di costume al thriller fino alla commedia romantica, con un tocco di maestria e di gradevole furbizia, regalandoci alla fine un film brillante e malizioso, da gustare con piacere. Un film che, questione di ritmo, di atmosfere, di chimica visiva, si fa piacere subito, presentandosi con una sequenza iniziale folgorante che incanta lo spettatore e preannuncia ciò che sarà il film.

Garrel filma, come abbiamo detto, con eleganza, furbizia e malizia e con un tocco minimalista, senza enfasi, ma, in ogni caso è bravo e può permettersi di giocare a fare il piccolo Truffaut o a ricreare atmosfere sentimentali/letterarie alla Sautet, aggiungendoci anche un leggero profumo di W. Allen. Un bel gioco che ha anche il buon gusto, o l’intelligenza, di essere breve e di non fare troppo. Il film infatti dura solo un ora ed un quarto!

La gradevolezza del film è alimentata anche dalla recitazione degli interpreti, tutti nel loro giusto ruolo e felici di recitare e recitare bene. Dunque un film ben scritto, con dialoghi, come è tipico dei film francesi, intelligenti e finemente cesellati. Una delicata commedia romantica, leggera e piena di humour. Un piccolo bijou di cinema che fa venir voglia di continuare a seguire le vicende del suo attore regista e che è come un buon bonbon che si gusta e di cui si conserva un piccolo sapore di dolcezza e felicità, sognando di gustarne presto un altro ancora.

data di pubblicazione:07/04/2019


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