Olivier (Romain Duris), caposquadra in un’azienda che ricorda tanto Amazon, è sempre pronto a battersi generosamente per i suoi colleghi, non coglie però i segnali di malessere di sua moglie che un giorno lo abbandona solo con i suoi due bambini. Olivier dovrà decidere per quali battaglie dovrà impegnarsi.

 

Ancora un film francese. Preceduto dall’eco di un discreto successo, giunge sui nostri schermi un altro film di oltr’Alpe che ci conferma la misura di quante e quali siano le differenze di qualità e di gusti fra le due cinematografie. Come andrà in Italia? Difficile fare previsioni, probabilmente otterrà gli apprezzamenti discreti di qualche critico e di alcuni spettatori e l’indifferenza dei tanti. Peccato! D’altra parte il mercato italiano si conferma tutto sui generis vista  la tiepida accoglienza che il pubblico nostrano ha riservato ad un film come La Favorita, nonostante i premi già ottenuti, quelli previsti e gli entusiasmi con cui invece pubblico e critica lo avevano già  accolto  altrove.

Le nostre Battaglie, selezionato nella Settimana della Critica nell’ultimo Festival di Cannes, è l’opera seconda del regista franco-belga Senez che conferma il suo talento nell’affrontare temi sociali e che, riprendendo un tema a lui caro: quello della paternità, ci racconta con tenerezza una storia intimista e sociale al tempo stesso, trovando il tono giusto per parlarci di rapporti umani, di lavoro, di famiglia, di paternità, di responsabilità … in breve della vita. Una “cronaca familiare” di un uomo, di un padre impegnato, troppo impegnato sul lavoro, tutto intento a combattere le ingiustizie sociali, che, dopo la sparizione della moglie, è costretto a prendere coscienza di ben altre battaglie: delle sue responsabilità familiari, dei suoi due bambini, e dei cambiamenti che questa presa di coscienza può comportare nella vita di un uomo. Una storia quotidiana quasi banale, un tema già affrontato in tanti film, che sulla carta non aveva nulla di eccitante e che ben pochi autori sono riusciti ad affrontare senza note false o lacrimevoli. Il nostro regista sa invece evitare, con abilità, di cadere nella trappola, ed ecco allora renderci, senza alcuna commiserazione, alcun manicheismo, al contrario con brevi tocchi realistici ed efficaci, una storia in perfetto equilibrio fra il dramma intimo e la cronaca sociale. L’autore infatti, senza alcune eccesso descrittivo, ci fa condividere i dubbi, le delusioni, le rabbie, ma anche le tenerezze e l’impegno dei suoi personaggi, tutti toccanti ed umanissimi, restituendoci con precisione e discrezione tutte le incertezze della vita umana e la complessità del mondo. Al centro del film, lontano dai suoi personaggi abituali, in un ruolo magnifico, tipico di attori del calibro di V. Lindon, c’è R. Duris, che il regista è riuscito con successo a trasformare facendogli perdere la sua maschera di charmeur dal sorriso automatico. L’attore, con un’interpretazione matura, ci regala un “padre-coraggio” intenso, vero e commovente. Un padre pronto a lottare su tutti i fronti pur di non tradire né il proprio impegno familiare né tantomeno il proprio impegno sociale, cercando di definire per quali battaglie valga ancora la pena di continuare a battersi ed a quale prezzo. Lo circondano in splendidi ruoli secondari un coro di attrici di grande capacità recitativa per spontaneità, intensità e presenza scenica.

Un film dunque alla maniera dei migliori Fratelli Dardenne, ma con un tocco in più di sensibilità e grazia che consente al regista di giocare brillantemente su due registri: quello intimo e quello sociale, alternando tratti drammatici a tratti leggeri, con una direzione fluida e senza sforzi apparenti e con risultati così buoni da far sembrare tutto come naturale. Come nella migliore tradizione del cinema francese, Le nostre Battaglie è un film di attori. Un cinema semplice, di sentimenti, ma un cinema bello e sincero che esamina l’uomo quotidiano senza mai giudicarlo. Un film di rara finezza, diretto con sensibilità ma senza sentimentalismi.

data di pubblicazione:12/02/2019


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