È la storia di tre donne che non si incontreranno mai e che non sapranno mai nulla una dell’altra e dei loro destini che, la contrario, si legheranno indissolubilmente. È la storia di tre donne che, ognuna a proprio modo, si ribelleranno al proprio destino, tre lottatrici indefesse che cambieranno il futuro imposto loro da “leggi” ingiuste che non condividono.

La prima che incontriamo è Smita: vive nel villaggio di Badlapur, nell’Uttar Pradesh, in India.
Ogni mattina lo stesso rituale. Come un disco rotto che suona all’infinito la stessa sinfonia infernale, Smita si sveglia nella squallida baracca in cui vive, nei pressi dei campi coltivati dai jat. Si lava la faccia e i piedi con l’acqua che la sera prima ha preso al pozzo riservato ai dalit. Impossibile avvicinarsi all’altro, quello delle caste superiori, sebbene sia più vicino e accessibile. C’è gente che è morta per molto meno. Smita si prepara, pettina i capelli di Lalita, dà un bacio a Nagarajan. Poi raccoglie la sua cesta di giunco intrecciato, la cesta che era stata di sua madre e la cui sola vista le dà il voltastomaco, quella cesta dall’odore persistente, acre e indelebile, che porta tutto il giorno come si porta una croce, un fardello osceno. Quella cesta è il suo calvario. Una maledizione, un castigo. Forse per una colpa commessa in una vita precedente, da pagare, espiare. Questa vita in fondo non è più importante di quelle passate, né di quelle a venire, è solo una delle tante, diceva sua madre”.

Smita è una dalit, una “intoccabile”, il suo lavoro, che le è stato tramandato da generazioni prima di lei, è quello di svuotare i pozzi dei jat dai loro escrementi; ma Smita non può sopportare l’idea che sua figlia debba percorrere il percorso tracciato per lei dalle donne che l’hanno preceduta, Smita vuole che Lalita impari a leggere e scrivere e un giorno possa migliorare la propria vita, e lotterà perché la figlia ottenga quello che è giusto che abbia, contro tutto e tutti.

La seconda donna che incontriamo è Giulia: siamo in Italia, a Palermo, dove il laboratorio della famiglia Lanfredi, fondato nel 1926 dal bisnonno di Giulia,  è ormai l’ultimo in città a occuparsi della “cascatura”, la tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati per farne parrucche; “Dà lavoro a una decina di operaie specializzate che districano, lavano e trattano le ciocche di capelli che, una volta assemblate, vengono spedite in Italia e in Europa”. Giulia è la seconda di tre sorelle, l’unica che si sia mai interessata all’azienda di famiglia, l’unica orgogliosa delle parrucche che il bisnonno, il nonno e ora il padre creano con i capelli delle donne siciliane. Una malaugurata mattina il padre ha un incidente e muore, e solo allora Giulia scopre che il loro laboratorio è sull’orlo del fallimento: contro le opinioni della madre e delle sue sorelle, intraprende una vera e propria rivoluzione per risollevare le sorti della sua azienda e, con essa, salvare la sua casa e l’unica vita che ha conosciuto.

L’ultima delle donne che popolano questo romanzo è Sarah: siamo a Montreal, in Canada. “Alle 8.27, posteggia l’auto nel parcheggio, davanti al cartello con sopra scritto il suo nome: Sarah Cohen, Johnson & Lockwood. Quella targa, che contempla ogni mattina con orgoglio, non segnala semplicemente il luogo riservato alla sua auto; è un titolo, un grado è  il suo posto nel mondo. Un riconoscimento, il frutto del lavoro di una vita. Il suo successo, il suo territorio. Qui tutti la stimano. Sarah entra nell’ascensore, preme il tasto dell’ottavo piano, attraversa i corridoi a passo spedito, diretta nel suo ufficio. Non c’è molta gente, spesso è la prima ad arrivare, e anche l’ultima ad andarsene. È  questo il prezzo per costruirsi una carriera, questo il prezzo per diventare Sarah Cohen, equity partner del prestigioso studio legale Johnson & Lockwood”. Poi, però, nel bel mezzo di un’arringa, Sarah sviene e niente sarà più come prima. Sarah cercherà in tutti i modi di nascondere la sua malattia ai colleghi, al suo capo perché sa bene che l’ambiente super competitivo dello studio legale non perdona alcun cedimento, figuriamoci se può ammettere una malattia che la obbligherà a un percorso lungo e rischioso, che la logorerà e fiaccherà. Ma la notizia trapela e Sarah verrà allontanata dai colleghi, sarà solo “una malata”, inutile nelle dinamiche dello studio. Per vincere la sua battaglia dovrà decidere per cosa vale la pena lottare e inizierà proprio dai suoi capelli perché se “Un uomo calvo può essere considerato sexy, una donna calva è solo malata”.

La treccia è filo che unisce il coraggio e la lotta per ribellarsi al loro destino di queste tre donne unite dallo spirito di rivolta contro un destino scritto per loro da altri.

Un libro da leggere.

data di pubblicazione: 11/6/2018

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