(Teatro Argentina – Roma, 23 gennaio/3 febbraio 2019)

Il grande maestro della regia, Declan Donnellan, ha diretto per la prima volta una produzione in lingua italiana La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton nella versione di Stefano Massini, in scena al Teatro Argentina di Roma dal 23 gennaio al 3 febbraio 2019. Scritta nei primi anni del regno di Giacomo I, tra il dilagare della violenza e del malcostume, La tragedia del vendicatore riflette una visione del mondo cupa e disperata di chiara matrice medioevale: di fronte alla corruzione ed alla forza inquinante del potere e della lussuria, l’isolamento ascetico e la rinuncia sembrano l’unica via per sfuggire al peccato.

 

Contemporaneo di Shakespeare, Thomas Middleton attribuisce ai personaggi nomi identificativi dell’indole di ciascuno, così da connotarne fin da subito il ruolo e il comportamento: Vindice, Spurio, Supervacuo, Lussurioso, Ambizioso, Castiza.

La trama è intricatissima. In una non meglio precisata corte italiana, Vindice e Ippolito, figli di Graziana e fratelli di Castiza, si incontrano davanti al Palazzo del Duca. Vindice – come dice il nome – desidera vendicare a qualunque prezzo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze. Vindice si traveste e si presenta a corte sotto le spoglie di uno strano personaggio di nome Piato. Qui si assiste ad un susseguirsi di stupri, vendette e seduzioni, processi e condanne. Vindice/Piato ed il fratello Ippolito attirano il Duca in una trappola, lo torturano e lo uccidono, vendicando Gloriana. Si scatena a questo punto la commedia degli equivoci che da il via a un satanico susseguirsi di morti in cui tutti uccidono tutti. Vindice ha ottenuto quel che cercava, ma la sua sete di vendetta lo conduce alla morte e travolge anche Ippolito.
È un teatro, quello di Donnellan, che esalta l’attualità della storia . Si parla di un governo corrotto, di un popolo che si compra con pochissimo, di una società ossessionata dal sesso, dalla celebrità, dalla posizione sociale e dal denaro, dominata dal narcisismo.

Declan Donnellan si focalizza sul bisogno di vendetta e punizione, sulla incapacità di lasciarsi alle spalle il dolore e il ricordo. Fino a che, anche per via di un contesto di corte dilaniato da inimicizie e corruzione, a pagarne le conseguenze in prima persona è proprio lo stesso protagonista.

Risalta il grande equilibrio tra i personaggi, tutti fortemente rilevanti, tra tragedia e commedia, tra dolore ed allegria, grazie alla matrice satirica che anima tutta la narrazione, tra feste di corte, fratelli contro i fratelli, madri disposte per trenta denari a prostituire le figlie, figli contro padri, in una vortice di vendette che inevitabilmente lascia tutti sconfitti. Eppure si ride.

Il feroce sentimento di vendetta di Vindice, per la prematura e violenta morte dalla promessa sposa Gloriana, è la causa scatenante di tutto il degrado ed il marcio che viene fuori. E la vendetta è la parola di riferimento in quel luogo dove dominano ingiustizia e lussuria ma dove tutto sembra disfarsi di fronte alla lotta per il potere.

data di pubblicazione:04/02/2019


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