Quanta sinistra c’è nella destra e viceversa? Mauro Vanetti si tuffa più che nell’ipocrisia del politicamente corretto in una rilettura ortodossa degli schemi di comportamento politico adottati dallo schieramento progressista che, interpretando più o meno strumentalmente, il dettato di Marx & Engels finisce spesso nello schieramento opposto adottando in nome di una sorta di sovranismo illuminato gli stereotipi in auge sull’avversa barricata. Gli stilemi del populismo e del sovranismo hanno influenzato una generazione che non sa più come costruire una propria identità e spesso finisce col tracimare attribuendo sull’argomento dell’immigrazione prerogativa esclusive più che inclusive. Basti ricordare gli apprezzamenti nei riguardi dell’ex ministro Minniti per la decisa politica di contenimento degli sbarchi, ideologicamente in linea con l’operato di Salvini che certo di sinistra non è. Derive di un fronte allo sbando che dopo lo scioglimento del Pci è diviso in mille rivoli e non sa più riunirsi sotto un’insegna coerente, ancor più disorientato su come fronteggiare il cambiamento climatico in atto nel pianeta. L’autore non fa sconti anche alla parte avversa ricordando quanta finta sinistra ci sia nella politica economica degli iniziali fautori del’uscita dall’Euro come Bagnai e Borghi, omogenei al ripiegamento ideologico della Lega ora non più così’ critica nei confronti dell’Unione Europea. Vanetti pesca le contraddizioni e lo smarrimento ma anche la cattiva fede nel virare a senso unico il pensiero dei padri del comunismo, strumentalmente utilizzato per tesi di comodo. Il testo quindi è una sorta di manuale di bordo ideologico per orientarsi nel mare magnum della confusione, del rovesciamento e nel trasformismo, in una sorta di Carnevale dove gli slogan risuonano come parole vuote, spesso ipocrite. Così vecchi scheletri escono dall’armadio e si fanno forti con di posizioni suggestive ma irrealistiche, ancorché di vasto successo perché inclini al marketing della propaganda. Particolarmente efficace si rivela la demolizione del neo-filosofo Fusaro con un’operazione di destrutturazione quasi semiotica del suo linguaggio, spolpato all’osso per decifrarne l’ideologia retriva.

data di pubblicazione:23/02/2020

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