Un libro può contenere una vita? Domanda retorica ma che si pone misurando la vitalità di un giovane 83enne innamorato della stessa e del basket. Racconto di 70 anni di esistenza completamente votata a una professione che è anche una vocazione. Tonino Zorzi è stato prima un ragazzino molto vivace, poi un promettente cestista, quindi un capocannoniere scudettato, infine un coach che ha avuto anche missioni speciali nel guidare la nazionale italiana di pallacanestro. Non si sarebbe mai ritirato se le condizioni di salute non lo avessero costretto. E dunque in questo volume-confessione, totalmente affidato a inesistente velleità letterarie si rivela appieno: esuberante, eccessivo, sopra le righe. Non è un libro specialistico perché contiene un pezzo di trasformazione dell’Italia sportiva e non solo. Dall’oratorio all’americanizzazione spinta. Dunque di qui la libera scelta di non affidarsi a un ghost writer per tradurre in bella calligrafia i racconti sparsi di questa errabonda esistenza. Il volume è spartano e non curato, trabocca di ripetizioni e di refusi. Ma la voglia di raccontare di Zorzi erompe e scardina gli schemi e si fa perdonare la mancata revisione che avrebbe giovato alla migliore confezione e accessibilità del testo. L’anziano che affabula ha il viso dolce di un bambino che distilla dolci ricordi ad aneddoti, affogati in un mare magnum di amicizie. Si tratteggia il basket dei pionieri, della pallonessa, di quando le trasferte nell’Urss venivano ripagate con l’importazione di caviale barattato con le calze di seta. Ricordi vintage dell’epoca che fu, anche sotto canestro. Si espande la generosità di Zorzi nel lanciare giocatori d’avvenire e nell’innamorarsi delle piazze cestistiche che ha frequentato, entrate nel midollo come una seconda pelle. Zorzi ha attraversato tutta la penisola, mai negandosi un ingaggio: da Gorizia a Reggio Calabria, vivendo anni ricchi e anni grami, ma con intatto il sorriso e la soddisfazione di chi è pagato per fare nella vita il mestiere che più gli piace. Altro non avrebbe saputo scegliere né fare.

data di pubblicazione:18/02/2019

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