LA MACCHINAZIONE di David Grieco, 2016

23 Mar 2016 | Accredito Cinema, cinema

Molto, ma mai troppo, è stato visto, scritto e raccontato su Pier Paolo Pasolini, ed ogni volta si aggiunge qualcosa di nuovo, come un tassello mancante che si inserisce in un quadro più generale delineando, con tratti sempre più marcati, la figura di questo grande poeta, scrittore, regista, giornalista, intellettuale che con il suo pensiero ha influenzato la cultura italiana del nostro tempo.

Questo film di David Grieco, amico personale di Pasolini che lo aveva scelto come attore in Teorema e successivamente come aiuto in Medea per fare da assistente alla Callas, ha uno scopo preciso: indurre ad aprire ancora una volta l’inchiesta sul delitto alla luce dei nuovi elementi probatori, tutti orientati a definire la faccenda come una vera e propria “macchinazione”, un complotto politico a tinte fosche per eliminare una figura divenuta oramai scomoda ai centri di potere.

Pasolini, nei giorni appena antecedenti la sua morte, aveva portato a termine, sia pur in maniera disordinata, il suo libro denuncia Petrolio attingendo dallo scritto del fantomatico Giorgio Steimetz Questo è Cefis, sparito subito dalla circolazione, in cui si denunciava la figura di Eugenio Cefis, allora Presidente dell’Eni e della Montedison.

Nella lettera a Moravia che accompagna il manoscritto, Pasolini chiarisce il tipo di taglio antinarrativo che vuole dare al libro affermando che pur trattandosi di un romanzo non era scritto come tale, ma più assimilabile a come si fa nella saggistica o in certi articoli giornalistici, nelle recensioni, nelle lettere private o anche in poesia…Pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi, questo insieme disorganico di appunti e riflessioni è facile credere sia stato il vero motivo dell’assassinio, pianificato nei minimi dettagli, che si prefiggeva come obiettivo prevalente l’eliminazione di un personaggio oramai fastidioso e compromettente, facendo risultare chiaramente infondata, alla luce dei nuovi fatti emersi, la confessione nel primo processo del reo confesso Pino Pelosi.

Curato alla perfezione nella scelta delle scene firmate da Carmelo Agate e sotto la direzione della fotografia di Fabio Zamarion La Macchinazione di David Grieco, che si è già occupato molte volte dell’amico/maestro Pasolini in vari film e anche collaborando con Sergio Citti in una serie televisiva, sembra essere carente solo nella selezione del cast. Indubbia la somiglianza del volto di Massimo Ranieri con quello di Pasolini, ma certamente poco convincente la sua recitazione che non sembra trasmettere la giusta tensione emotiva, mentre la scelta di Milena Vukotic, nella parte della madre, sembra decisamente più efficace. Poco credibile anche la figura di Pino Pelosi impersonato dall’esordiente Alessandro Sardelli, sia nella interpretazione che nell’aspetto fisico, mentre molto indovinata la musica di accompagnamento Atom Heart Mother prestata al film dai Pink Floyd, un classico degli anni settanta che ben si adatta al periodo storico trattato.

Il film ha comunque il pregio di essere un documento che ci proietta nel mondo di Pasolini e ci chiarisce il suo pensiero riguardante il destino della sinistra italiana e della educazione scolastica borghese, pensiero che con il passare del tempo è risultato decisamente premonitore sulla realtà politico/sociale di oggi.

data di pubblicazione:23/03/2016


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5 Commenti

  1. Mi piace molto questo articolo!

  2. Bellissima questa critica. Complimenti!

  3. Buongiorno!!

  4. già aspettavo questo film (come tutto quello che riguarda Pasolini) con ansia e curiosità… dopo questa critica la curiosità aumenta

  5. Sono d’accordo con quanto scrive Kalibano, molto ma mai troppo è stato scritto e detto su Pasolini, quindi l’incertezza del giudizio sul film non riguarda questo aspetto, ma proprio la qualità cinematografica de La macchinazione. Non bastano le buone intenzioni infatti, per una buona opera e il film non ha ritmo oltre che ad avere un cast, fatte salve rare eccezioni, assai scarso. Pasolini/Ranieri viene ripreso spesso al suo tavolo di lavoro, pensoso e grave come credo Pasolini non avrebbe mai voluto essere visto.
    Le scene della manifestazione a San Lorenzo con la destra infiltrata che incita a bruciare -riuscendoci – la sede del MIS è davvero povera. Grieco coglie nel segno quando ci lascia intravedere le trame nere dell’Italia di allora (e solo di quella?) quando i servizi segreti e la polizia usavano come bassa manovalanza i ragazzi reclutati nei quartieri e incanalavano la loro violenza in misfatti che per loro di politico avevano solo il colore dei soldi e un feroce anticomunismo. Un film che se davvero riesce a far riaprire il caso Pasolini, sarà ricordato solo per questo

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