Silvia, anche se deve ancora compiere undici anni, dimostra una certa maturità: è molto brava a scuola e sa cavarsela in tutte le situazioni che la vedono impegnata in prima persona. Suo malgrado vive in una situazione familiare molto pesante, con una madre perennemente depressa e un padre che cerca di barcamenarsi in casa tenendo per quanto possibile la famiglia unita. La bambina, che vive a Pistoia, ha il grande desiderio di visitare Roma ma, nonostante le reiterate promesse dei genitori, non riesce ad esaudire questo desiderio fino al giorno in cui decide di partire da sola, con il coraggio e la determinazione che la contraddistinguono. L’incontro sul treno con Emina, ragazza rom, le aprirà un mondo finora a lei sconosciuto dove lo spirito di sopravvivenza e l’affetto daranno origine a situazioni contraddittorie seppur pregne di una profonda umanità.

 

 

Selezionato e premiato in vari festival internazionali, finalmente approda nelle sale italiane La fuga di Sandra Vannucchi, al suo esordio per la regia. Il film trova ispirazione da un’avventura realmente vissuta dalla regista quando a dieci anni decise di fuggire di casa per recarsi da sola a Roma e visitare la città all’insaputa dei suoi genitori. La storia raccontata nel film, tuttavia, prende una piega diversa perché la protagonista fugge da una situazione familiare disastrosa con una madre in totale stato depressivo ed un padre tutto impegnato a tenere unito un menage familiare che va letteralmente a pezzi. Ancora una volta ritorna sul grande schermo – basti pensare al tema principale sul quale si è basata l’ultima edizione della Berlinale – la famiglia come specchio della società e il disagio che i minori, in alcune situazioni di particolare indifferenza genitoriale, devono sostenere e sopportare. Ci si trova di fronte a una totale assenza di dialogo e di interesse verso le reali esigenze affettive, surrogate spesso con oggetti quali playstation, telefonini o zainetti alla moda. La fuga di Silvia non nasce solo come atto di ribellione per attirare l’attenzione su di sé, ma si trasforma nel desiderio di scoprire un mondo nuovo che le possa aprire prospettive di crescita. Determinante l’incontro con una coetanea rom: tra di loro, così diverse per estrazione sociale e cultura, nascerà un’amicizia profonda e un reciproco aiuto.

La fuga racconta una storia delicata che ci emoziona profondamente per la sua semplicità e che ci permette di sondare la sensibilità di una bambina che soffre per il rifiuto di essere ascoltata. Film indipendente, low budget, girato tra la Toscana e Roma, ha come protagonisti Donatella Finocchiaro e Filippo Nigro nel ruolo dei genitori di Silvia, interpretata dalla giovanissima Lisa Ruth Andreozzi, che per questo ruolo ha già ottenuto una menzione speciale al Festival di Woodstock, alla sua seconda esperienza cinematografica dopo aver interpretato nel 2015 il ruolo di Martina ne Il professor Cenerentolo di Leonardo Pieraccioni.

Bravi anche gli altri attori non professionisti provenienti da un campo nomadi romano dove sono state girate alcune riprese del film che mostrano la condizione disumana in cui i rom sono costretti a vivere.

Ottima la fotografia di Vladan Radovic, già vincitore del David di Donatello nel 2015 con il film Anime Nere di Francesco Munzi.

data di pubblicazione:06/03/2019


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