Sono una entusiasta lettrice dei romanzi di Michel Bussi e ho avuto la fortuna di essere presente al Salone del Libro di Torino dello scorso anno durante la sua presentazione di Non lasciare la mia mano. Il mio giudizio è quindi, in qualche modo, di parte eppure questo ultimo romanzo non mi ha del tutto convinta: non posso certo affermare che non sia un bel libro, ma da Bussi mi aspetto sempre dei romanzi pieni di suspense, così avvincenti che ti obbligano alla lettura fin quando non si arriva alla conclusione della storia quando, finalmente, il genio di Bussi strappa il velo davanti ai nostri occhi lasciandoci completamente sbalorditi nel capire i meccanismi della vicenda.

Al contrario ho trovato un po’ lento quest’ultimo romanzo e mi è mancato il quadro che puntualmente Bussi dipinge, descrivendo sapientemente la location in cui il romanzo si ambienta e trasformandoci da lettori in spettatori.

La doppia madre si svolge a Le Havre, primo porto della Manica e maggiore città nel cuore della Normandia. Molti gli attori presenti in questo nuovo romanzo, senza alcun dubbio i principali sono l’ispettore Marianne Augresse, che con i suoi uomini si sta occupando di quella che è, probabilmente, la rapina del secolo per Le Havre e lo psicologo infantile Vasil Dragonman che sta seguendo il caso di Malone, un bambino di poco più di tre anni che gli confida che la sua mamma, “mamma da”, non è la sua vera mamma.

Il compito di tenere vivi i ricordi del bambino è affidato al peluche Guti, che gli racconta storie che parlano di pirati, di navi, di orchi, di castelli con quattro enormi torri; Guti è la memoria di Malone che, senza le sue storie, dimenticherebbe tutto nell’arco di poche settimane.

Vasil Dragonman chiederà aiuto a Marianne Augresse per indagare su quanto ci sia di vero nella storia che gli sta raccontando Malone prima che i suoi ricordi di bambino possano essere, in qualche modo, cancellati dai nuovi; a farli conoscere penserà una amica comune legata a Marianne da rapporto di profonda simpatia, affetto e stima.

Le due storie sono in qualche modo collegate, il fatto stesso che Marianne si occupi della rapina e, nei momenti liberi, della “mamma da” di Malone lo sottolinea, l’interrogativo è quale possa essere il legame che unisce le due inchieste e solo nelle ultime pagine, in cui Bussi fa emergere le vite e i rapporti tra gli attori del romanzo, capiamo finalmente quale sia il collegamento e non possiamo che apprezzare la conclusione della storia, un po’sui generis per i romanzi di Bussi, ma sicuramente intrigante.

data di pubblicazione:05/11/2018

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